Il Tirreno

l’intervista

«Gli amministratori non controllano, da qui lo scempio»

di Danilo D’Anna

MASSA. Non fa, almeno al momento, valutazioni giudiziarie sull'ennesima alluvione che ha messo in ginocchio la provincia apuana, ma il procuratore capo Aldo Giubilaro è una furia. Vedere il...

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MASSA. Non fa, almeno al momento, valutazioni giudiziarie sull'ennesima alluvione che ha messo in ginocchio la provincia apuana, ma il procuratore capo Aldo Giubilaro è una furia. Vedere il territorio piegato dalle calamità naturali lo fa arrabbiare perché c'è la colpa dell'uomo in tutto questo, di chi ha costruito abusivamente dove passavano i corsi d'acqua e di chi ha fatto in modo che potessero farlo senza far rispettare la legge. Era già stato categorico dopo il disastro di Aulla, oggi lo è ancor di più. E stavolta punta il dito contro i colpevoli. Chi sono? Tutti, ma il suo j’accuse non spara nel mucchio: è mirato. «Se con il singolo sono arrabbiato dieci, con gli amministratori sono arrabbiato cento».

Perché ogni anno siamo sempre qui a dover commentare un'alluvione, come se prima non fosse accaduto niente?

«Stiamo pagando le conseguenze di una gestione dissennata e scriteriata del territorio da parte di tutti. Basta dare un’occhiata in giro per vedere corsi d’acqua tombati con opere che vanno contro ogni criterio di ingegneria idraulica».

E di chi è la colpa?

«Di tutti. Il singolo animato da interessi personali ha fatto quel che ha voluto: basta dare un'occhiata a questa città, alle frazioni più colpite, per capire che niente ha impedito alle persone di compiere abusi senza tenere conto delle esigenze di salvaguardia. Chi ha avuto responsabilità e ha amministrato il territorio, invece, ha consentito, per i motivi più vari e per scarsa attenzione e sensibilità, questo. Anzi, dopo che hanno scoperto gli abusi hanno fatto finta di non vederli e non hanno rimediato con i provvedimenti che mette a disposizione la legge. Poi ci meravigliamo se finiscono sott’acqua centinaia di famiglie».

Ma detto così può sembrare che lei dica tutti colpevoli, il resto della frase fa intendere però nessun colpevole...

«Per l'uomo della strada può darsi che questa massima abbia un valore. Per un magistrato no. Io non voglio dire che siccome sono tutti colpevoli non faremo nulla, io sto dicendo l'esatto contrario: perseguiremo i singoli, anche se abbiamo le aule piene di processi per balconi o finestre che superano di pochi centimentri il limite consentito, mentre ci sono delle ville di due piani condonate, ma dobbiamo perseguire anche gli amministratori. Anzi bisogna perseguire soprattutto chi non ha controllato. Altrimenti da questa storia non ne usciremo mai. E come avete visto bisogna uscirne perché la situazione è davvero insostenibile».

Siamo arrivati a questo punto per colpa degli amministratori, quindi?

«Beh, mi pare evidente. Il singolo sbaglia e lo fa per interesse privato. Va perseguito e lo perseguiremo, ci mancherebbe altro. L'amministratore però non controlla, permettendo lo scempio del territorio. E lo fa, attenzione, perché dà più consenso non controllare. Magari, ma non sto facendo il caso di questa alluvione, poi quando c'è la disgrazia è il primo ad accorrere e a dire che sta con la gente. Troppo facile e troppo comodo. Bisogna dire dei no, soprattutto quando è la legge a dirli. Altrimenti, credetemi, non si va da nessuna parte e ogni anno saremmo qui a leccarci le ferite e a toglierci il fango».

Ha le idee chiare, senza dubbio. E una soluzione?

«Soluzioni no. Modestamente però mi sento di dire che c'è da cominciare, ciascuno per il suo ruolo e per la sua parte, a maturare una sensibilità e una cultura diversa nei confronti del territorio».

Anche perché ora la natura il conto lo presenta tutti gli anni.

«Già, bisogna avere la consapevolezza, più che negli anni passati, che i fenomeni atmosferici non fanno sconti a nessuno. I mutamenti climatici non consentono bluff e neppure che si agisca nell'illegalità. Sono comportamenti che si pagano a duro prezzo, con danni alle cose e alle persone».

A proposito di illegalità, è già stato aperto un fascicolo su questa ennesima calamità?

«Non abbiamo i tempi dei giornali, per fortuna. Notizie di reato per ora non ce ne sono. Valuteremo acquisendo documenti se è il caso di indagare. Non ci siamo mai tirati indietro».

Voi non vi tirate indietro, ma per esempio è da un anno che la procura chiede di abbattere gli immobili ritenuti abusivi con sentenza passata in giudicato e ancora non si è vista una demolizione. Perché?

«È una mia battaglia, state tranquilli che gli abbattimenti ci saranno. E presto. Credo di essere a buon punto, ma prima di parlare aspetto di vedere nero su bianco. La burocrazia è difficile anche per noi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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