Il Tirreno

Sciopero europeo, Cgil in piazza

di Melania Carnevali
Sciopero europeo, Cgil in piazza

Il 14 novembre corteo contro l’austerity. Intanto la disoccupazione vola all’11,7%

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MASSA. No all’austerità. La Cgil non ci sta più alle continue sforbiciate ai salari e ha deciso di urlarlo in piazza, aderendo allo sciopero generale nazionale di quattro ore previsto per mercoledì 14 novembre.

Una movimentazione, questa, che parte da lontano, dalla Confederazione Europea dei Sindacati. Lo stesso giorno infatti, anche in Spagna, Portogallo e Grecia, ossia i gemelli europei dove i governi stanno rispondendo alla crisi economica con politiche di austerity, i sindacati scenderanno nuovamente in piazza per ribadire il loro “basta” ai tagli e il loro “sì” a una politica di ridistribuzione di giustizia sociale e ricchezza. Allo stesso tempo in altre nazioni europee si terranno presidi dalla varie forze sindacali locali.

A Massa la Cgil – l’unico sindacato che ha aderito a livello nazionale – si farà sentire. L’incontro è previsto per le 10 in piazza Garibaldi. Da lì partirà un corteo che terminerà in piazza Mercurio. «Le politiche di rigore – commenta Paolo Gozzani, segretario organizzativo della Cgil provinciale – non hanno dato i frutti sperati da chi ci governa. Piuttosto hanno aumentato le disuguaglianze sociali e la povertà, creando un paese di precari, disoccupati o inoccupati, a cui viene tolto anche il diritto alla sanità e all’istruzione».

Che le politiche di austerity non abbiamo dato frutti è comprensibile leggendo anche i dati della disoccupazione nella provincia. Il tasso è all’11,7 per cento, sopra la media nazionale ed europea. Basta sfogliare il libro nero delle aziende in crisi nel territorio per capire quanto la crisi sia ancora molto –se non di più – profonda. C’è la Eaton, che ha lasciato a casa 400 operai, la Syntech con 50 lavoratori, la Marmi Lame con 25 operai in mobilità, la Bersani Meccaniche altri 35 lavoratori e la Effe Meccanica che ha lasciato senza lavoro 80 persone. E ancora si pensi agli operatori dell’Asl che si sono visti ridurre l’orario di lavoro (e lo stipendio) o lo Poste costrette a chiudere le filiali, facendo una cura dimagrante di dipendenti. In questo quadro va poi aggiunto quell’esercito di giovani disoccupati, o con un lavoro precario, a cui è completamente negata la possibilità di trovare impieghi dignitosi.

«È un’umiliazione – continua Gozzani – vedere cosa sono costretti a vivere i giovani. In un mercato del lavoro chiuso sono costretti ad accettare contratti di lavoro ridicoli che non rispettano la dignità del lavoratore, come quelli a progetto, a chiamata, stage non retribuiti, a chiamata e via dicendo. Questo non è il segno di una politica che pensa al lavoro. Perché invece di tagliare ai cittadini non si guarda ad esempio ai paradisi fiscali?».

Il sindacato torna quindi in piazza in una lotta europea volta a convincere i governi a cambiare rotta verso una governance dal volto più egualitario. Anche gli studenti hanno confermato l’adesione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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