Sicurezza
L’omaggio ai tre fratelli Pantani
Morirono in guerra, la grande emozione dell’unica sorella vivente alla deposizione della lapide
CARRARA. «Sono tutta un'emozione». A stento è riuscita a trattenere le lacrime ieri mattina, Ada Pantani, in occasione della dedica di una targa commemorativa ai suoi tre fratelli, scomparsi giovanissimi durante la seconda guerra mondiale. 91 anni, ha voluto ringraziare tutti i presenti all'evento, ricordando con lucidità i momenti passati insieme ai suoi due fratelli, Armando (1919-1941) e Bruno (1926-1945), ed a sua sorella, Maria (1917-1944), tutti scomparsi giovanissimi. «Qui - ha detto indicando l'incrocio fra via Trieste e via Ordonez, dove è stata collocata la targa -c'era la nostra fattoria, il campo dove i miei familiari, fin dall'epoca di mio nonno – si parla del 1868 -, hanno lavorato e sudato per mantenere e portare avanti la famiglia».
Drammatica la vicenda dei tre ragazzi (sopravvissuti i genitori e altri due fratelli, Ada e Galliano). «Armando se n'è andato per primo: cercando di fare due soldi per la famiglia, ha posato come modello per lo scultore Aldo Buttini – diventando uno dei modelli dell'uomo nuovo fascista -, per poi arruolarsi in Marina, dove ha perso la vita nel 1941, nell'affondamento dell'incrociatore Alberto da Giussano». Successivamente, è stata la volta di Erminietta, scomparsa in un bombardamento del luglio 1944 ed, infine, di Bruno, militante partigiano, ucciso dai nazisti a difesa di Castelpoggio, pochi giorni prima della fine del conflitto. Percorsi e vicende diverse accomunate dalla tragicità di quegli anni e dal ricordo unanime dei parenti stretti e dei discendenti.
Proprio per iniziativa di una nipote, Marosa Lombardi, figlia di Ada, è stato possibile riscattare dall'oblio in cui erano caduti i tre fratelli Pantani. Attivatasi presso l'assessore Giuseppina Andreazzoli, ha coinvolto le associazioni partigiane, parenti ed amici, sino all'evento di ieri mattina.
Forte è stata la commozione in occasione dello svelamento della targa, con Marosa, sua figlia, Jessica Micheloni, e la sorella, Brunella Lombardi, scioltesi in un pianto emozionato.
Quanto mai adeguate le parole del parroco, Don Augusto, il quale, nella preghiera e nella benedizione, ha affermato che «i tre fratelli vivono ancora oggi in Dio, e, sia per chi crede che per chi non crede, nostro scopo è vivere il presente non solo per noi, ma anche per loro, sacrificatisi o caduti in un momento tragico».
Opinioni condivise appieno anche dal presidente onorario dell'Anpi di Carrara, Giorgio Mori: «Le giovani generazioni devono sapere e conoscere come la loro libertà, quella di cui godono oggi così gratuitamente, è stata conquistata al prezzo del sangue degli altri, sacrificatisi, come Bruno, per il futuro del proprio paese e delle future generazioni». Un esempio, quello di questi ragazzi, travolti dalla storia, utile non solo da ricordare, ma anche per il presente. «Anche oggi si vive in un momento di difficoltà, dove tutto il futuro sembra nero - ha affermato l'assessore Andreazzoli - ma bisogna pensare alle sventure del passato e prendere a modello lo spirito con cui vennero affrontate per immaginare un futuro migliore. La speranza è l'ultima a morire e, come la generazione della guerra è riuscita a confrontarsi con le avversità, noi ci riusciremo nella crisi attuale».
Luca Menconi
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