Sicurezza
Città blindata e un po’ di tensione per l’apertura di Casapound
Presidio dell’ultrasinistra e degli immigrati: non diamo spazio ai fascisti del terzo millennio Imponente spiegamento di forze dell’ordine, strade del centro chiuse, traffico in difficoltà
MASSA. Di nuovo mezzi blindati in centro, poliziotti e carabinieri con caschi e manganelli; ancora crani rasati, facce truci, volti coperti da fazzoletti. E la paura di nuovi scontri. Un pomeriggio già visto più volte, quello di ieri in centro, con celerini e manifestanti tra le strade dello shopping e un po’ di tensione che svapora solo a sera.
Tutto per l’inaugurazione della sede di Casapound, formazione di estrema destra, nella galleria Buonarroti, nello stesso palazzo che ospita Forza Nuova. Per l’occasione, si danno appuntamento qualche decina di giovanotti, molti di fuori città, molti con caschi legati alla cintura. E per l’occasione si mobilitano anche i ragazzi della ultrasinistra, dei Carc, dei collettivi studenteschi, anarchici, esponenti dell’associazio Migranti e dell’Anpi. Una cinquantina di persone, più o meno, che forma un sit in davanti all’Oviesse.
In mezzo, a tenere lontane le due fazioni, un imponente spiegamento di forze dell’ordine. Si teme un replay di quanto era successo nel febbraio scorso, quando il confronto tra destra e sinistra finì con scene di guerriglia, cariche della polizia, sassaiole e cinghiate. Si teme, soprattutto, un corto circuito con il comizio di Nichi Vendola, che si tiene alle 18 sotto il municipio. Stavolta, però, non ci sono contatti, non ci sono tentativi di sfondare il cordone delle forze dell’ordine, se si esclude una sortita di un pugno di giovani anarchici, non seguito dal resto dei manifestanti anti- Casa Pound.
“Spazio Libero Altaforte” di chiama la nuova sede di Casapound e Blocco studentesco, nome ricavato da una sestina di Ezra Pound. «Altaforte è un inno un inno al combattimento e alla vita dai contenuti epici,– spiega Andrea Massetani, segretario della formazione - un ottimo nome per ricordare ed omaggiare la figura che più rappresenta la nostra filosofia politica, culturale e sociale». La sede ospiterà anche, così dicono i promotori, il gruppo di protezione civile La Salamandra, il sindacato Blu e il gruppo ecologista La Foresta Che Avanza; inoltre saranno presenti al suo interno una biblioteca, una web radio e una sala prove-studio di registrazione.
Per gli antifascisti, si tratta però di una provocazione. Dietro una facciata di “impegno sociale”, dicono, Casapound nasconde un’anima squadrista ed eversiva. I ragazzi delsit-in si muovono in corteo verso Largo Matteotti dove, sul monumento alla Resistenza, depongono cartelli con i volti e il ricordo dei quattro giovani picchiati a sangue o morti per mano di militanti della destra estrema: Nicola Tommasi, Davide Cesare e i due extracomunitari uccisi a Firenze: Diop Mor e Siamb Modou. Per evitare ogni rischio, le forze dell’ordine isolano la piazza, mandando in tilt il traffico del sabato pomeriggio. Parla, al megafono Nando Sanguinetti, partigiano dell’Anpi di Carrara. Ricorda che la democrazia è nata dalla lota antifascista, definisce un insulto che Casapound apra sedi in città, ma dice non a gesti violenti: «Non è con la violenza che si sconfigge il fascismo». Sulla stessa linea Marco Lenzoni, esponente della Cgil vicino ai Carc: «Non è che possiamo fare la guerra ad ogni iniziativa dei neofascisti. Ma la nostra mobilitazione resta: anche oggi stiamo dimostrando che la Massa antifascista esiste». Qualcuno non ci sta, avrebbe voglia di “fargliela vedere” agli estremisti di destra, ma non trova consensi.
Poi, i manifestanti si spostano nel loggiato sotto palazzo civico, in attesa di Nichi Vendola. Il rischio scontri, con il passare delle ore, si azzera. Agenti funzionari mobilitati per l’ordine pubblico, tirano un sospiro di sollievo. E anche la città.
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