Sicurezza
«Tagli e poi più ore di lezione» Così non va: protestano i docenti
Partecipata riunione a Villafranca indetta dagli insegnanti degli istituti Da Vinci e Belmesseri «E mentre la scuola pubblica perde, quella privata guadagna risorse». Mobilitati anche gli studenti
CARRARA. Affollata riunione ieri a Villafranca, indetta dagli insegnanti del Liceo Scientifico “Da Vinci” di Villafranca e del “Belmesseri” di Pontremoli per parlare con genitori e studenti di quello che accadrà con la riforma alla scuola emanata col Decreto di Stabilità. Il mutamento riguarderà il numero di ore che i professori passeranno nelle aule, da 18 a 24. Un aumento che non piace ai professori, i quali sostengono che le ore attuali non sono solo quelle che passano dentro un’aula, ma sono la punta di un iceberg. Il lavoro dell’insegnante infatti comprende anche la preparazione delle lezioni e dei compiti in classe, la correzione, l’aggiornamento.
«La nostra protesta è una tappa - dicono gli insegnanti – dobbiamo fare capire che dal 2009 ad oggi sono stati tagliati milioni di euro ad un servizio che serve a formare il futuro dei giovani, a dare loro coscienza e conoscenza». Questi tagli progressivi hanno leso la capacità di acquisto dei materiali didattici e di tutti quegli strumenti che permettano di trasmettere il sapere in modo funzionale e soddisfacente. Ma mentre la scuola pubblica perde, la scuola privata guadagna in risorse: 220 milioni di euro stanziati.
«Un attacco alla base della scuola, che privilegia i privilegiati» affermano i relatori della conferenza. Nel mirino anche le strutture sparse nel comprensorio lunigianese, strutture che non sono a norma.
Gli studenti, ecco l’altra anima della protesta, che si uniscono a coloro con cui dividono un pezzo di vita, a loro dimostrano una fiducia e un sostegno incondizionato, come hanno fatto gli alunni del “Da Vinci”, che ieri hanno organizzato un’autogestione, «non per perdere un giorno di scuola, – ci dicono – non era questa l’intenzione. Il nostro intento era di riunirci, dibattere, discutere, di questo impoverimento progressivo della scuola. Un impoverimento che ci danneggia, che ci toglie il futuro, con tagli che sono discriminatori, che minano la scuola pubblica, e il suo scopo, alla base». Quello che sentono, e trasmettono parlando, è sostegno, ma non morale, un sostegno d’azione, in primis perché c’è in gioco anche il loro futuro, in seconda battuta perché il sapere non deve essere un qualcosa di elitario, ma qualcosa di condiviso, che deve fare crescere ognuno prima come singolo e poi come collettività. La priorità quindi non è solo l’orario di lavoro del corpo docente, ma il quadro complessivo in cui essi operano. E solo con le risorse – è stato detto ieri – si possono creare le strutture adatte, fare in modo che gli studenti si possano recare alle loro sedi grazie ad un servizio di trasporto efficiente, «bisogna che la scuola ritorni ad essere vista come polo d’aggregazione e di scambio di conoscenza, non come la lima per fare quadrare i conti».(c.b.)
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