Il Tirreno

La difesa

«Ma nel 2008 collassò soltanto un pilastro»

«Ma nel 2008 collassò soltanto un pilastro»

CARRARA. Per la difesa nel 2008 non ci fu alcun crollo. Ma un cedimento strutturale, o meglio il collassamento di un pilastro. Da qui la linea, compatta, nel respingere la modifica al capo d’imputazio...

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Per la difesa nel 2008 non ci fu alcun crollo. Ma un cedimento strutturale, o meglio il collassamento di un pilastro.

Da qui la linea, compatta, nel respingere la modifica al capo d’imputazione (il capo A che riguarda gli articoli 449 e 434) richiesta dal pm.

In sostanza per i legali di Caprice e dei tecnici comunali coinvolti per i fatti del 2008, il crollo del 2011 non sarebbe un reato diverso, ma un fatto nuovo. E che quindi, a livello processuale, dovrebbe procedere in modo autonomo, ripassando anche dall’udienza preliminare.

In aula il dibattito è stato vivace.

«Cominciamo col dire che per noi nel 2008 non c’è stato crollo ma un collassamento - ha ribadito l’avvocato AlessioMenconi, che difende Nella Pasquini della Caprice - Quindi quello del 2011 è un fatto nuovo».

Dello stesso avviso l’avvocato Francesco Borasi (che assieme a Vanni Cecchinelli difende Ugo Tolaini della Caprice): «Nel marzo del 2011, pochi giorni prima del crollo io e l’avvocato Menconi facemmo un sopralluogo al Politeama - ha dichiarato in aula il legale milanese, che ha alle spalle processi importanti come quelli della Icmesa, quella che provocò la nube tossica di Seveso, della Farmoplant e di numerosi crolli in Valtellina - Insieme chiedemmo di fare una perizia: ma abbiamo trovato un muro di gomma da parte della Procura. E ora siamo ancora a questo punto: abbiamo buttato via due anni».

«Non si è fatta l’udienza preliminare per il crollo del 2011 - tocca un aspetto più tecnico della vicenda l’avvocato Luca Pietrini (difesa Cesare Marchetti) - Non comprendiamo come si possa assorbire tutto in un capo di imputazione».

I dubbi sulla riunione dei processi. Per il momento per il crollo del 2011 si sono solo concluse le indagini. Ci sono 16 indagati ma ancora nessun rinvio a giudizio.

Il pm Dello Iacono però ha parlato di “strategia processuale”: «Credo sia opportuno valutare un’eventuale trattazione unitaria, con altro procedimento ancora in fase istruttoria».

Ma, da quanto emerso già ieri, non mancherebbero i problemi. «C’è un teste del pm, Fabio Telara, che ha già rilasciato alcune dichiarazioni - ha messo in evidenza la difesa - che nel nuovo procedimento è fra gli indagati».

E non solo, si complicherebbe la posizione anche per Barbara Volpi e per Alessandro Iacopini: nel processo in corso sono costituiti entrambi parte civile, anche per quel che rigaurd ai reati di truffa. Le indagini da poco concluse per il crollo del 2011 li vedono invece indagati.

E le complicazioni esisterebbero anche per le parti civili future, quelle che si costituiranno per il crollo del alto via Roma del Politeama e che, a questo punto, dovrebbero farlo anche nell’attuale processo.

Insomma uno scenario decisamente complesso e ancora tutto da ridefinire in merito al quale il giudice Cosimo Maria Ferri non si è ancora pronunciato.

Non preoccupano solo i termini di prescrizione, che per il reato di crollo colposo (capo A) sono di sette anni e mezzo.

Per la truffa la linea da intraprendere potrebbe invece essere quella dello stralcio, come richiesto dall’avvocato delle parti civili Volpi, Bologna e Bedini, Fabio Sommovigo.

E intanto l’avvocato di Claudio Bacicalupi, Paolo Barsotti, davanti al giudice Ferri ha messo bene in chiaro quali sono, al di là del percorso giudiziario, le aspettative: «Quello che interessa a noi - ha ribadito - è solo che venga fuori la verità».

(a.viv.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa