Il Tirreno

Lavori per rialzare il guado

Il sindaco di Mulazzo: rinforzi e cemento, lunedì sarà riaperto al traffico

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MULAZZO. Le recenti forti precipitazioni hanno messo alla prova il guado che conduce a Mulazzo capoluogo. Era previsto che in caso di piena fosse sommerso dalle acque, ma ora sarà rialzato. La parte superiore costituita da ghiaia sarà coperta da cemento.

Un’opera provvisoria. E i problemi costituiti dai depositi legnosi e rocciosi portati nell’alevo dall’alluvione del 2011. Il corso fluviale ha subito una variazione, post 25 ottobre.Ora le acque percorrono quello che in precedenza era il colmatore, cioè quel corridoio naturale che consentiva un maggiore deflusso delle acque quando la portata aumentava. Le precipitazioni scorse hanno aggravato ulteriormente la situazione e per ovviare a questi nuovi incovenienti è stata adottata una modifica tecnica: «Il fiume – spiega il sindaco Claudio Novoa – si è trasformato, la sua pendenza ora è maggiore rispetto ad un anno fa, questo comporta un maggiore deposito di materiale che va a otturare i condotti che passano sotto la struttura. Dopo vari interventi, si è scelto di modificare il guado. Verranno apposti dei costolati di calcestruzzo, di 3 metri per due, che innalzeranno l’altezza del guado. Inoltre la maggiore apertura dei cilindri farà defluire più acqua. Al di sopra, invece della ghiaia, verrà apposta una rete metallica su cui verrà versato il cemento, garantendo una migliore tenuta alle sollecitazioni esterne».

La fine dei lavori, che continueranno anche nel weekend, è fissata per lunedì, quando il guado sarà riaperto al transito. Il sindaco aggiunge che in un territorio fragile come quello lunigianese, per parlare di sicurezza bisogna prima parlare di prevenzione: «Serve un piano che recuperi il comprensorio, i danni che avvengono a monte poi si ripercutono anche sulla valle. Bisogna creare un tavolo di concertazione, in cui si fissino le criticità. Servono inoltre le risorse, anche se siamo in un periodo di recessione, di tagli, bisogna trovare una soluzione, magari spalmando fondi e progetti su un periodo più lungo di tempo, anche 10 anni, ma deve essere considerata come una priorità. Poi bisognerebbe coinvolgere i cittadini, che riprendano la tradizione della cura del territorio.. Ci dovrebbe essere un punto d’incontro tra la burocrazia e gli abitanti, una volta c’era un’economia di sussistenza che si basava sul bosco, sulla raccolta di legna dagli argini. Bisogna fermare lo spopolamento della montagna, e rimettere in piedi un comprensorio ferito».

Cristiano Borghini

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