La manifestazione
I Gatti di Vecchietto, fucile e cuore d’oro
Pianeta caccia, i componenti della squadra di Paolo Barbasini fra i volontari nell’alluvione dell’anno scorso
AULLA. Erano in prima linea quando l'alluvione, lo scorso anno, si era portata via il centro di Aulla. Hanno lasciato i fucili ed i cani a casa, dimenticato per alcune settimane i boschi e la passione per il cinghiale, per spalare il fango. Si sono mischiati tra i tanti volontari per aiutare, portare braccia forti e presenza, solidarietà e speranza. Anche grazie a loro, ai cacciatori, Aulla e la Lunigiana sono ripartite.
«Ma non ci piace fare pubblicità a queste iniziative - taglia corto Paolo Barbasini, capo squadra de “I Gatti”, così si fanno chiamare, di Vecchietto, distretto 2 dell'Ambito Territoriale di Caccia della Provincia di Massa-Carrara - Le cose ci piace farle ma senza sbandierarlo al mondo. Cerchiamo di renderci utili e di collaborare per la comunità. Tutto qui».
Ex operaio del comune di Aulla in pensione, Barbasini è la memoria storica della squadra 2. Fondatore, andava a caccia con il padre, quando non aveva ancora 22 anni, appena finito il militare, oggi ci porta anche il figlio Davide, 33 anni ed una grande passione per la caccia al cinghiale. Davide è uno dei canai giovani del gruppo. «Non ha ancora esperienza ma si farà - osserva il capo squadra papà - è solo al suo secondo anno di caccia».
I Barbasini sono cacciatori da quattro generazioni; la caccia è una questione di Dna. Ce l'hanno nel sangue. E' stato il nonno di Paolo, classe 1884, ad innescare la voglia matta di caccia che si è poi tramandata di padre in figlio. «E' una passione che ci trasmettiamo - racconta Paolo che ha piantato il primo seme della squadra nel '75 (oggi sono in 63 gli iscritti) - e che è passata da mio nonno a mio padre, da mio padre e me, e da me a mio figlio. Nessuno spinge nessuno». Nel distretto di battuta della squadra del Vecchietto, località a 5 km circa dal centro di Aulla, accanto ai "Pomarino", l'altra squadra che abbiamo raccontato nel precedente appuntamento di "Pianeta Caccia", si abbattono ogni stagione fino a 600 capi di cinghiale. Una zona dove il numero è molto elevato anche se, questa è la sensazione che si rincorre tra i cinghialari esperti, "ci sono meno capi rispetto al passato". Colpa della siccità e del cinipide galligeno che ha drasticamente ridotto il numero di castagne, uno degli alimenti prediletti per i cinghiali: «Le femmine non vanno in calore - spiega - perché non c'è cibo. E così ci sono meno capi. Raggiungere gli obiettivi del piano non sarà così facile».
La squadra dei Gatti, come tutte le squadre con una storia lunga alle spalle, gestiscono una casa di caccia dove si ritrovano la sera alla fine delle battute. E' lì che si sprecano i ricordi e si analizzano le battute di caccia. E' nella casa di caccia, al rientro dopo una giornata tra boschi e macchie, che nascono i miti di ogni squadra davanti ad un bel piatto di cacciagione. Il primo, in ordine di anzianità, è Ettore Bertacchini. «Ha 74 anni - racconta Barbasini - è il nostro veterano. Non manca mai e ha una passione smisurata». Poi ci sono i gemelli, "gli inseparabili": Massimo Lazzini e Paolo Giovannelli detto "Fumino": «Sono due pilastri della squadra - si affretta a ribadire la loro importanza nel gruppo - sono sempre assieme, dove va uno c'è l'altro. L'altro pilastro è Francè (alias Francesco Cervo) è il cacciatore con più anni di esperienza, quello che conosce meglio di tutti il cinghiale e le tecniche per prelevarlo».
L'asso, il "cecchino" del Vecchietto è però Paolo Dal Cielo detto "Garibaldi": «Ha la barba come l'eroe dei due mondi - racconta ancora - è un conoscitore vero della caccia al cinghiale». Il jolly della squadra risponde al nome di Oriano Castagna: «E’ un cacciatore tutto fare ma è anche il nostro esperto in cucina». Con una parola: indispensabile. La spalla ideale di un capo squadra ha le caratteristiche di Onelio Cargiolli che insieme a Antonio Maccanti gestiscono i cani. «E' gente che non conosce fatica e che non si ferma di fronte ne alla pioggia ne al vento - racconta orgoglioso - affrontano tutte le situazioni con il sorriso. È bello andare a caccia con gente così». Per fortuna non mancano i giovani, anche se il Vecchietto conferma il trend negativo degli under 35: «I più giovani sono mio figlio Davide che è del '79 - analizza Barbasini - e Claudio Maccani, che di anni ne ha 32 ed è figlio di un altro elemento importante del gruppo, l'amico Antonio». Barbasini non dimentica gli amici cacciatori che stanno vivendo un periodo non facile confermando l'anima votata al prossimo del gruppo: «Da parte di tutta la squadra tanti auguri all'amico Gianni Furia che sta poco bene. Rimettiti presto. Ti aspettiamo».
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