La manifestazione
Marmo, gli operai bloccano il viale
Traffico deviato per due ore, presidio davanti ad Assindustria cave e segherie ferme: lotta dura per il nuovo integrativo
CARRARA. Completamente ferme cave e segherie: ieri lo sciopero di 8 ore dei lavoratori del monte e del piano ha paralizzato l’intero comparto lapideo nella provincia. Il terzo sciopero in una settimana dopo l’interruzione delle trattative da parte dei sindacati di categoria Fillea, Feneal e Filca, che giudicano troppo bassa, rispetto alla loro, la proposta economica di Assindustria per il premio di presenza giornaliera sui luoghi di lavoro.
Dalle 9 alle 11 gli operai (circa 200-300) che hanno effettuato il presidio davanti alla sede dell’Associazione industriali, hanno anche bloccato in quel punto il viale XX Settembre facendo però transitare gli autobus pubblici e i mezzi di soccorso. I vigili urbani hanno deviato il traffico nei pressi dell’istituto Zaccagna e all’incrocio dello stadio dove ci sono state proteste e nervosismo da parte di automobilisti provenienti da Marina che avevano fretta di arrivare in città e che sono stati fatti confluire in via Piave dove si è formata una fila fino alla via Carriona.
La polizia ha stazionato di fronte all’ingresso della palazzina di Assindustria, ma non ci sono state tensioni. Tutti si interrogavano sul quello che sarebbe stato l’esito della riunione interna di Assindustria prevista per il pomeriggio. Cioè se sarebbe stato riconvocato il tavolo della trattativa per accorciare le distanze fra le due proposte economiche (la forbice sarebbe fra i 2-3 euro giornalieri come disponibilità datoriale e i 5-6 euro come richiesta della controparte ma si dice anche che i sindacati sarebbero partiti ancora più in alto. Niente di ufficiale.)
Solo al termine della pacifica manifestazione, alle 11, si sono alzate alcune voci, fra i lavoratori, all’indirizzo dei sindacati: qualcuno proponeva di proseguire lo sciopero a oltranza per smuovere gli industriali: «Loro guadagnano miliardi e noi siamo a trattare per due o tre euro», «Ci vorrebbero dare 3 euro lordi al giorno», hanno detto riferendosi al premio di presenza, «ma loro mangiano la ciccia e noi gli ossi»,
«Nel 1991 abbiamo bloccato le cave per undici giorni», ha ricordato qualcun altro. Insomma, malumori, dettati dall’incertezza di questa fase.
I sindacalisti dal canto loro, hanno avuto il mandato dai lavoratori per condurre la trattativa e da anni a Carrara non venivano proclamati scioperi così a raffica come in questa settimana. «Se gli industriali no ci riconvocano, valutaremo ulteriori azioni, hanno detto Roberto Venturini della Fillea, Francesco Fulignani della Feneal e Giacomo Bondielli della Filca. «Stiamo mandando un segnale ad Assindustria, lo sciopero è pienamente riuscito, questa protesta è giusta e sacrosanta, e speriamo sia il viatico affinché la delegazione datoriale trattante riveda la propria proposta e la avvicini alla nostra».
A creare qualche preoccupazione ai sindacati, c’è anche il fatto che se si apre il tavolo per il contratto nazionale del settore (la piattaforma dovrebbe essere presentata alla controparte industriale il 29 prossimo, ha detto Bondielli), non essendo possibili per regolamento due trattative in contemporanea, quella per l’integrativo slitterebbe al 2014. Qualcuno ipotizzato che a questo fine, gli industriali stiano prendendo tempo. Tuttavia secondo il direttore di Assindustria, Andrea Balestri che ha consultato i propri uffici, è vero che se parte la contrattazione nazionale, non può esserne avviata un’altra, ma se la trattativa, come quella locale, è già in corso, non ci sarebbe il rischio di blocco nel caso in cui fosse vicina alla conclusione, cioè alla sigla. Sul concetto di “vicina” però, è questione di interpretazioni.
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