Sicurezza
La rabbia dei docenti «Bloccheremo le gite e tante altre attività»
Manifestazione ieri pomeriggio sotto il provveditorato «Aumenta l’orario di lavoro ma lo stipendio resta quello»
MASSA CARRARA. La scuola di nuovo in piazza per manifestare il proprio diritto ad esistere. È quanto accaduto ieri davanti al provveditorato in via Pascoli, dove insegnanti, precari, e personale Ata si sono riuniti alle 15.30 per dare vita ad un presidio indetto in maniera unitaria dalle segreterie provinciali di Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola. Lo hanno chiamato “Occupy U.s.t”, sulla falsariga del movimento “Occupy Wall Street”, e proprio come gli indignati americani si riunirono a Zuccotti Park, davanti ad uno dei simboli della finanza, per denunciare gli abusi del capitalismo finanziario, gli indignati apuani si sono riuniti davanti ad uno dei simboli della scuola per denunciare gli abusi del governo nel campo dell’istruzione.
Una in particolare l’accusa urlata: quello di considerare l’istruzione come una spesa e non come una risorsa.
Erano in pochi i manifestanti, un’ottantina in tutto, ma arrabbiati, preoccupati, angosciati.
«La nuova riforma delle 24 ore – urla al megafono Fabrizio Rocca, segretario provinciale di Flc Cgil – è anti-costituzionale. Le 18 ore sono state sancite da un contratto di lavoro che ora il nuovo governo semplicemente stralcia in maniera unilaterale. Non è solo una mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori e dei precari ma anche una violazione sindacale».
Ad agguerrire maggiormente i lavoratori, appunto, l’aumento dell’orario di lavoro dalle 18 alle 24 ore, senza che ad esso corrisponda un aumento dello stipendio.
Molte scuole hanno già aderito alla proposta sindacale di autosospendersi da tutte le attività extrascolastiche (gite, recupero..). Ce lo spiega bene Umberto Crocetti, ex vicepreside del liceo classico di Aulla, autosospesosi dalla carica.
«Oltre le ore di insegnamento non farò, e non faremo più nulla. Né gite né tantomeno farò il vicepreside. Solo attività scolastiche. Noi per contratto abbiamo 18 ore, ma non considerano tutte quelle attività extrascolastiche che non ci vengono pagate, dalle fotocopie, alla correzione dei compiti e via dicendo. Aumentarci le ore ulteriormente senza pagarci è un umiliazione e non ci stiamo ad essere umiliati».
Le 24 ore non sono state l’unico oggetto della manifestazione. Il presidio voleva essere un grido di allarme per la scarsa importanza che l’istruzione riveste nel nostro paese. Tra i manifestanti si scorgeva qualche cartello con scritto “L’Italia ripudia la guerra, no agli F35”, per ricordare che in campo di Spending review, mentre vengono tagliati i fondi all’istruzione (oltre che ad altri elementi nevralgici del welfare come la sanità), centinaia di milioni di euro vengono spesi per l’acquisto di cacciabombardieri.
“Io mi sento profondamente umiliato”. Commenta Iari Francesco insegnante di latino e greco al classico di Aulla, la stessa scuola distrutta dall’alluvione, ricostruita, ma dove la scorsa settimana, con temperature che sfioravano i 4 gradi, gli alunni stavano facendo lezione senza riscaldamento
. «Io sono diventato di ruolo da un anno – continua Francesco – dopo tre anni di dottorato di ricerca e sei anni di precariato. Ora finalmente sono insegnante, ma questa è la considerazione che mi, ci, danno? Se penso al curriculum che ho non posso che sentirmi umiliato. 1.300 euro di stipendio, di cui 600 euro se ne vanno in affitto e costretto a fare lezione in scuole fatiscenti (lontane centinaia di km da casa visto che vengo da Roma). È una grandissima umiliazione».
Durante il presidio, poi, i rappresentanti dei sindacati sono saliti nell'ufficio della dirigente del Provveditorato, Maria Alfano, per consegnarle un manifesto di protesta.
Un grido di dolore dunque si alza dalle componenti della scuola pubblica alle prese con ulteriori tagli. Resta lo stato di agitazione generale che potrebbe sfociare presto in nuove manifestazioni.
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