Sicurezza
Castagne e miele in caduta libera per siccità e parassita cinipede
Punte del 90 per cento in meno mandano in crisi la filiera della farina dop e la gastronomia Vincenzo Tongiani di Coldiretti: mai registrata un’annata così dura per il settore agro-alimentare
COMANO. Siccità e cinipide galligeno mandano in crisi la filiera della castagna. In grandissima difficoltà anche i produttori di miele, la ristorazione e la cucina tipica che ha basato, da sempre, gran parte delle ricette autunnali sulla castagna; un prodotto che mai, come quest’anno, era mancato dai boschi e che ora sta mandando in corto circuito la già fragile economica castanicola. E pensare che, negli ultimi anni, grazie al riconoscimento della Dop e alle risorse messe a disposizione dal Psr (Piano di sviluppo rurale) che hanno contribuito a riaccendere l’interesse economico nei confronti del frutto autunnale per eccellenza, si stava assistendo a un importante contro-esodo nei boschi da parte delle aziende agricole che erano tornate a scommettere sulla castanicoltura e sulla sua filiera.
La siccità della scorsa estate, accompagnata da temperature alte e prolungate unita alla presenza del cinipide, ha “scoraggiato” la raccolta delle castagne in Lunigiana dove si stanno registrano perdine di produzione con punte che toccano fino al 90%. Dove è andata meno peggio, la produzione si è dimezzata rispetto all’anno precedente.,, ma non basterà per
A fornire un primo quadro è Coldiretti che sta monitorando la delicata fase di raccolta in tutta la Lunigiana dove si riescono a produrre (dati Coldiretti) 2263 quintali di castagne fresche, 724 quintali secche e circa 710 quintali di farina in condizioni ottimali. Una piccola Dop che punta tutto su qualità e sulle caratteristiche di un prodotto fortemente legato alla storia, al territorio e alle tradizioni della Lunigiana. Molti dei prodotti tradizionali regionali censiti ancora oggi derivano da castagne e farine e rappresentano alcune delle eccellenze gastronomico della toscana come il castagnaccio, la marocca di Casola, le lasagne bastardate della Lunigiana e la pattona di Comano.
«La situazione è molto critica - commenta Vincenzo Tongiani, presidente provinciale Coldiretti - e va ad aggiungersi agli effetti della siccità già denunciati. La castanicoltura rappresenta da sempre una forma di integrazione al reddito agricolo che per decenni è stata di vitale importanza. Quest’anno ci troviamo di fronte a uno scenario molto pesante per un’economia già fragile che con fatica e risorse stiamo cercando di riportare al centro del Pil agricolo provinciale. Dobbiamo stringere i denti».
La mancanza di castagne farà sentire il suo effetto nella produzione di farina Dop, l’ultima, in ordine cronologico, ad aver ottenuto la denominazione.
La produzione di farina Dop era passata da 50 a 150 quintali “certificati” a dimostrazione dell’exploit del settore e anche i soci del Comitato sono in crescita. Oggi sono 25 contro i 10-15 degli anni passati. «Arrivare a 20 quintali sarà molto dura, purtroppo arriviamo da un 2011 già negativo e questo non aiuta il nostro progetto - analizzano dal Comitato - in tutti questi anni non avevo mai visto una situazione del genere ma sono fiducioso per il futuro».
L’ottimismo del Comitato è legato anche ai Piani interati di filiera: la Lunigiana ha presentato un interessante progetto alla Regione Toscana per cui si attende una risposta.
In Lunigiana, come in gran parte della Toscana, si sono verificate contemporaneamente una serie di condizioni sfavorevoli che hanno azzerato la produzione resa ancora più grave dalla presenza del cinipide.
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