Il dolore
Sindaco e assessori testimoniano sulle cremazioni
MASSA. Il sindaco, un assessore dell’attuale giunta comunale e uno della passata. Testimoni eccellenti in una delle ultime udienze del processo sulle cremazioni del Mirteto. Da febbraio toccherà al...
MASSA. Il sindaco, un assessore dell’attuale giunta comunale e uno della passata. Testimoni eccellenti in una delle ultime udienze del processo sulle cremazioni del Mirteto. Da febbraio toccherà al pubblico ministero Federico Manotti iniziare la discussione che porterà alla sentenza finale del collegio presieduto da Paolo Puzone (giudici a latere Cosimo Ferri e Antonietta Aracri).
Ma è meglio non correre troppo in avanti e concentrarsi sull’udienza di ieri. La testimonianza più attesa era quella del primo cittadino Roberto Pucci, chiamato in tribunale dalla difesa dell’ex funzionario del Comune Renzo Fialdini. Il sindaco non ha detto granché, ha però spiegato che una volta insediato aveva messo mano all’ufficio che aveva la competenza nei servizi cimiteriali: «Ho deciso che era il momento di cambiare». Nessun accenno invece su Massa Servizi e sul compito di controllo che avrebbe dovuto avere sul camposanto.
Poi è toccato agli assessori, prima l’ex Angelo Morelli (responsabile delle finanze della giunta Neri). A Morelli è stato chiesto conto di una lettera che aveva inviato ai dipendenti per invitarli ad aprire il cimitero del Mirteto anche fuori dall’orario di lavoro. «C’erano delle esigenze che non potevano essere soddisfatte senza un lavoro straordinario». Quindi ha confermato l’invio della lettera, messa gli atti dall’avvocato Roberto Iacopetti, legale di Fialdini. Un punto importante per l’ex funzionario, visto che veniva contestato anche il lavoro di cremazione eseguito di sera. Per Fialdini il fatto che ci fossero degli operai quindi era del tutto normale, visto che proprio l’assessore era stato a chiederlo.
Infine l’attuale assessore ai Lavori pubblici, Fabrizio Brizzi. Lui però sul banco dei testimoni è rimasto davvero poco. «Dalla giunta Neri mi hanno fatto uscire e quindi io di quello che è accaduto al Mirteto non ne so davvero nulla».
Tra i non politici è stato sentito invece un libero professionista che lavorava per la società nata dalle ceneri di Euroservizi, chiamato dalla difesa dell’ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta. Di testi ne è rimasto da sentire soltanto uno, ieri assente con giustificazione. L’uomo sarà in aula il 9 di gennaio, visto che ha presentato un certificato che ne attesta la malattia fino al 31 dicembre. Poi forse ne verrà recuperato uno che ieri non si è presentato. Ma la parte dibattimentale si chiude qui in pratica, tanto che il presidente del collegio Puzone ha cancellato l’udienza di dicembre, visto che un perito si è preso 45 giorni giorni per trascrivere alcune intercettazioni ambientali. Assolti questi ultimi dettagli, il 27 febbraio il pm Manotti inizierà la sua requisitoria. Sarà decisamente lunga e articolata. Probabile che vada via tutta la giornata. Toccherà poi alle parti civili e infine alle arringhe delle difese dei dodici imputati. Già fissate le date del 12 e del 19 marzo per accelerare i tempi. Ma probabilmente occorrerà arrivare ad aprile per giungere finalmente alla sentenza.
Quindi ad aprile si saprà se quello che accadeva fino all’alba del 13 agosto del 2007, quando ci furono gli arresti, al Mirteto era frutto dell’opera di un operaio (Enzo Pucci è stato condannato con il rito abbreviato) oppure se era tutta Euroservizi a non avere cura dei defunti. Ad aspettare una parola definitiva ci sono più di cento famiglie che credevano di avere le ceneri del loro caro e adesso temono che dentro quelle urne ci sia dell’altro.
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