Il Tirreno

Ex carcerato, disoccupato: «Per favore, aiutatemi»

Ex carcerato, disoccupato: «Per favore, aiutatemi»

«Presto mi sfratteranno dal monolocale in cui vivo, mantenendomi con i soldi che mi ha lasciato mia madre e che stanno per finire: devo tornare a sbagliare?»

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. E’ una lettera aperta coraggiosa quella scritta al sindaco e ai servizi sociali da Andrea Asselta, un nostro concittadino che, uscito dal carcere, si trova a un bivio. «Mi chiamo Andrea Asselta, ho 47 anni - racconta, chiedendo esplicitamente di mettere nome e cognome - e sono nato ed ho vissuto da sempre a Carrara. Sono un ex-tossicodipendente, finito in carcere per un piccolo reato nel 2010. Grazie alla mia carcerazione sono riuscito a disintossicarmi, ed a cambiare completamente la mia vita. A questo punto, dopo quasi due anni, nasce spontanea una domanda: cosa fare quando si esce dal carcere? Sembra una domanda banale, o che probabilmente darebbe spazio a risposte scontate. Tuttavia il problema, al di là di ogni dissertazione, rimane insoluto.Una volta usciti, a pena scontata, o in misura alternativa al carcere, si fanno i conti con la società, e vi posso assicurare,che se una persona non dispone di propri mezzi economici, o di una famiglia di supporto,viene praticamente abbandonata a se stessa».

E si chiede: «Cosa fa un ex-detenuto, povero e orfano?Se non ha nessuno, torna a delinquere, o si lascia morire.La società spesso è severa nei giudizi, e poi viene tollerata ogni sorta di ingiustizia.Si chiudono gli occhi su tutto ciò che conviene, o che non tocca direttamente, e poi si spara a zero su chi è più debole. Allora se la società civile, in tutta la sua interezza, non vuole disagio sociale, deve fare di più per impedire che tanti tornino a sbagliare. Mi trovo a due anni dall'uscita dal carcere ancora disoccupato. Aiuti concreti da parte dei servizi sociali non ce ne sono stati. Ho avuto due borse lavoro, ove percepivo un salario minimo di 300 euro al mese. Lascio a voi la riflessione! Poco più di un mese fa è avvenuto il decesso di un mio caro amico, di 43 anni, che appena uscito dal carcere è disgraziatamente ricaduto nella droga, ma che è morto in solitudine. Non solo quella familiare,ma soprattutto quella dei servizi sociali. Spesso aveva chiesto aiuto, già da dentro le mura del carcere, ma le sue aspettative furono tutte disattese. Se n'è andato in silenzio, senza far rumore, nell'ovatta della droga. Allora, è per me stesso.e per tutti coloro che si trovano nella mia condizione di disoccupato, e presto sloggiato dal monolocale dove vivo, dato che non ho più soldi per pagare l'affitto, che denuncio una condizione di povertà, al limite del futuro barbonaggio. Fino ad oggi sono sopravissuto con il denaro lasciatomi in eredità da mia madre, che si è praticamente già esaurito, visto il costo della vita al giorno d'oggi. Quindi chiedo attenzione da parte del signor sindaco di Carrara,e dei relativi servizi sociali del Comune di Carrara, al fine di ottenere un concreto aiuto. Grazie. Questa lettera è dedicata alla memoria del mio caro amico Andrea, deceduto il 29 settembre 2012».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web