Lutto
Maxiprovincia, 1.400 esuberi Venè: notizia sconcertante
MASSA. Trema Palazzo Ducale. Sarebbero 1.385 i dipendenti che, dopo l’accorpamento delle province di Massa-Carrara, Pisa. Lucca e Livorno, risulterebbero in eccedenza. La stima è frutto di uno studio...
MASSA. Trema Palazzo Ducale. Sarebbero 1.385 i dipendenti che, dopo l’accorpamento delle province di Massa-Carrara, Pisa. Lucca e Livorno, risulterebbero in eccedenza. La stima è frutto di uno studio de “Il Sole 24 Ore” pubblicato ieri, secondo il quale in tutta Italia saranno 12mila i dipendenti delle Province da ricollocare alla fine del processo di accorpamento degli enti, che si concluderà nel 2014.
Un numero sproporzionato se si pensa che le piante organiche delle quattro province oggi contano circa 1.800 addetti. Il quotidiano milanese non si addentra nei dettagli. Non è dato sapere quanti, tra i dipendenti a rischio, sono gli apuani e quali saranno i criteri per la ricollocazione. Addirittura, se per le altre Province gli unici lavoratori sicuri del posto sono quelli oggi occupati nel capoluogo, nella “provinciona” costiera della Toscana nord neanche questo è certo, visto che il capoluogo non è ancora stato stabilito.
«Tutti noi abbiamo letto la sconcertante notizia apparsa su “Il Sole 24 Ore” e, come assessore al personale della Provincia, dico: “Ora basta!”», sbotta Lara Venè. «Da un anno a questa parte si leggono elaborazioni fantasiose e partorite non si capisce in quali sedi e da quali menti che hanno forse il fine esclusivo di destabilizzare e provocare del terrorismo psicologico. È chiaro che è un numero sparato a caso per colpire nel mucchio».
Eppure la preoccupazione serpeggia. «Credo che l’articolo, al di là dei dati buttati là, ci mandi però un chiaro segnale – prosegue Venè – che la politica deve sapere leggere. Non dobbiamo rimanere fermi. L’elaborazione de “Il Sole” è una spia, ci dice che il governo sta ragionando. Se stiamo fermi subiremo soltanto quelle scelte, non le governeremo. Allora ci vuole realismo. E ha ragione il sindacato quando dice che la politica deve intervenire. Lo devono fare il parlamento e la Regione». Il primo modificando decreto in quelle parti in cui serve inserire delle norme che tutelino di più il personale, suggerisce Venè, e la Regione conferendo alle nuove Province altre funzioni rispetto a quelle che attribuisce il governo per decreto.
«Se le Province si limiteranno a dover esercitare le funzioni indicate dal governo – spiega l’assessore – è chiaro che potranno assorbire solo la metà degli attuali dipendenti. Chiudo con un appello a questo governo di professori: dietro i vostri calcoli, dietro i numeri ci sono esseri umani. Donne e uomini con le loro famiglie, i loro destini e la loro dignità. A giorni in un incontro con i sindacati decideremo come procedere». (f.f.)
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