Attenzione
Sequestrati i beni degli amministratori
Il Tribunale autorizza il provvedimento per 5,5 milioni a carico del vecchio cda e del collegio dei sindaci revisori
MASSA CARRARA. Via al libera del Tribunale di Massa al sequestro conservativo dei beni mobili, immobili e crediti dei vecchi amministratori e sindaci revisori di Cermec fino alla concorrenza della somma di 5,5 milioni di euro.
Il tribunale - presidente Maria Cristina Failla, giudici Giampaolo Fabbrizzi e CRistina Ponzanelli - ha infatti accolto il ricorso della società Belvedere spa, gestore della discarica dei rifiuti di Peccioli. Il provvedimento va a colpire nomi noti del panorama politico e professionale della nostra Provincia (vedi scheda accanto) : Michele Del Freo a Carrara, Ademaro Tovani, Domenico Adorni Fontana, Angelo Altieri, Bruno Munda, Antonio Valenti e Pier Francesco Giannarelli. La Belvedere aveva ottenuto in prima istanza dal giudice unico - era il 20 marzo 2012 - il solo sequestro dei beni fino alla somma di 4.874.865 nei confronti dell’ex presidente di Cermec Luciano Bertoneri ma aveva tenuto fuori gli altri componenti del consiglio di amministrazione e il collegio sindacale.
Secondo il giudice infatti la Belvedere non aveva adeguatamente dimostrato che le rettifiche operate sul bilancio del Cermec riferito all’esercizio chiusosi al 31 dicembre 2010, che a loro volta avevano determinato l’accumulo di una perdita di esercizio pari ad oltre 21 milioni di euro e il conseguente dissesto della società, con la registrazione di un patrimonio netto negativo di circa 3milioni di euro, fossero da riconnettersi a vere e proprie manipolazioni e alterazioni delle poste evidenziate nei bilanci dei precedenti esercizi 2008 e 2009.
In sostanza la società pontederese si era esposta - 11 milioni alla data del 22 agosto 2011 - concedendo credito a Cermec in maniera consistente perchè i conti presentati sembravano in ordine e quindi, in sostanza, non c’era da temere niente sul recupero dei crediti vantati. Secondo Belvedere spa dunque il comportamento del cda e dei collegio dei sindaci revisori era di corresponsabilità.
Una tesi sempre rigettata da tutti gli amministratori e dal collegio sindacale visto che nessuno di loro è coinvolto nel procedimento penale in corso. Procedimento che riguarda invece il presidente Luciano Bertoneri e il direttore generale Roberto Vaira. Insomma se i conti dei bilanci 2008 e 2009 erano falsificati loro non potevano saperlo. Un quadro generale che il Tribunale nei giorni scorsi ha ribaltato. In particolare, nella sentenza si sottolinea che «non significa che gli amministratori debbano essere necessariamente periti di contabilità, in materia finanziaria, e in ogni settore della gestione e dell’amministrazione dell’impresa sociale, ma significa che le loro scelte devono essere informate e meditate, basate sulle rispettive conoscenze e frutto di un rischio calcolato, e non di irresponsabile o negligente improvvisazione».
Pur non avendo poteri diretti insomma l’amministratore non esecutivo, il semplice consigliere, può comunque vigilare. Invece per i magistrati c’ stata «una colpevole inerzia degli amministratori non esecutivi». E per quanto riguarda invece il collegio dei sindaci revisori, il controllo esercitato non può essere, secondo i giudici, mera legittimità formale: «ai sindaci spetta un penetrante potere ispettivo».In due parole, tutti dovevano vigilare di più.
Fatture false. Il Tribunale punta l’indice anche sulla vicenda del giro di false fatture intercorso tra Cermec e il Gruppo Delca. «Per apprezzarne la rilevanza - è scritto nella sentenza - basterà osservare che la sua scoperta ha ingenerato l’appostazione di un fondo pari a 1.770.000 euro per il rischio di avvisi di accertamento per evasione di imposta sul valore aggiunto e, in quota parte , un ulteriore fondo rischi pari a 3.915.000 euro in relazione ai possibili futuri contenziosi sia con il gruppo Delca, sia con gli istituti di credito e le società di factoring resisi cessionari dei crediti in larga parte fittizi vantati dallo stesso gruppo Delca».
Sempre sul caso Delca, si legge: «...i crediti inesistenti vantati da Delca si sono via via accumulati, a partire dall’esercizio 2003, a causa dell’emissione di fatture a titolo di acconto per prestazioni contrattualizzate ma non ancora effettuate. Più precisamente, Cermec imputava a conto economico solo il costo delle fatture rispondente a prestazioni realmente ricevute, facendo confluire la differenza, quale acconto su prestazioni future, in un conto finanaziario transitorio denominato “fornitori/ note di credito da ricevere”. Tale rettifica, non venendo però operata ai fini Iva, ha finito per generare un elevato credito di imposta, utilizzato in compensazione con i debiti per altre imposte dirette e indirette. Si consideri che delle fatture complessivamente emesse, molte delle quali cedute per l’anticipazione a banche e società di factoring, l’ammontare dell’imponibile non corrispondente a prestazioni realmente erogate è stato quantificato tra i 25 e i 27 milioni di euro».
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