Il dolore
Cave bloccate, lavoratori in strada
Oggi sciopero nelle segherie. Bani di Assindustria: «Richieste sindacali troppo esose per il premio di presenza»
CARRARA. Dopo quella del cantiere, è esplosa un’altra vertenza che si prospetta durissima: quella per il rinnovo dell’integrativo provinciale del marmo che riguarda duemila lavoratori del monte e del piano. «Richieste troppo esose da parte dei sindacati. Se fossero state più pacate forse avremmo già trovato una “quadra” ma così non se ne parla nemmeno», dice Massimo Bani che per l’associazione industriali coordina la delegazione datoriale nella trattativa che è stata interrotta sulla parte economica, dai sindacati Fillea, Filca e Feneal che hanno proclamato le due giornate di sciopero, la prima svoltasi ieri alle cave e la seconda che oggi investirà le attività al piano.
La spaccatura. La proposta sindacale, lo ricordiamo, non riguarda la richiesta di aumenti sulle voci tradizionali della piattaforma rivendicativa (mensa, premio di produzione, anzianità di settore, lavori disagiati) ma l’inserimento di un premio di presenza giornaliera. La cifra messa sul tavolo è stata giudicata esagerata da Assindustria, disposta a trattare ma su somme molto inferiori.
Ieri lo sciopero ha bloccato almeno il 95% delle cave, a detta dei sindacati. I lavoratori nella mattina hanno fatto un presidio alle 6 al ponte di ferro, spostandosi poi presso le pese della strada dei marmi, dove hanno fermato «simbolicamente» per un paio di ore il traffico pesante.
I cavatori fermano i camion, poi li fanno ripartire. I camion del marmo transitati, non sono stati molti, probabilmente perché sapendo dello sciopero gli autisti hanno evitato di viaggiare. Più numerosi i camion delle scaglie, che di fronte ai cavatori in sciopero hanno atteso, senza tensioni, che la via venisse sbloccata. Ma si è comunque formata una lunga fila di mezzi nella galleria Santa Croce e alla rotatoria, dove si sono recati anche i vigili urbani per controllare la viabilità.
«E’ stato un blocco simbolico – spiega Francesco Fulignani della Feneal Uil – perché non ce la possiamo certo prendere con i camionisti. L’integrativo non riguarda loro. E i trasportatori delle scaglie hanno capito il nostro sciopero, per cui non ci sono state tensioni». «Sì, si sono fermati senza fare opposizione. – commenta Giacomo Bondielli della Filca Cisl – Penso che oggi anche nello sciopero al piano la partecipazione dei lavoratori sarà alta». In prima linea con i lavoratori del marmo, anche Roberto Venturini della Fillea Cgil: «Se gli industriali non ci riconvocano, abbiamo il mandato dei lavoratori per andare avanti con gli scioperi».
Oggi a Roma dovrebbe essere presentata la bozza di piattaforma sindacale per il rinnovo del contratto nazionale del settore: nel vivo del confronto si entrerà probabilmente nel 2013. Per regolamento, non possono esserci due contrattazioni in contemporanea (l’integrativo slitterebbe al 2014), ma appare remota l’ipotesi che la trattativa locale non arrivi alla sigla di un accordo entro quest’anno. I sindacati sono pronti a proseguire la lotta; per quanto le aziende potrebbero sopportare un blocco a oltranza del settore lapideo? Oggi i sindacati prevedono quindi un’altra massiccia partecipazione allo sciopero in laboratori e segherie, con presidi davanti alle aziende più importanti, come la Campolonghi a Montignoso e altre a Carrara.
Bani: vanno valutati i costi aziendali. Assindustria attende il mandato delle aziende per riconvocare eventualmente al tavolo i sindacati: Bani commenta la situazione: «Andava prima affrontato il contratto nazionale e poi quello integrativo, ma i sindacati hanno forzato la mano, proponendoci loro un accordo molto snello basato su un premio presenza. Premesso ciò, siamo ora arrivati alla fase in cui sul tavolo c’è l’aspetto economico della negoziazione. I sindacati si sarebbero accontentato del premio di presenza, ma sull’aspetto economico le divergenze sono enormi. Loro sostengono che essendo un premio individuale, deve valere molto, per risolvere tutto l’integrativo. Noi rispondiamo che bisogna avere un’ idea di cosa vuol dire in termini di costo aziendale quello che per i sindacati sarebbe un premio decoroso. Siamo bloccati qui. Ho dimostrato ai sindacati, cifre alla mano, che ciò che chiedono avrebbe ricadute enormi sulle aziende perché non si tratta di cifre decontribuibili, ma soggette a contibuti pieni e non sono detassabili. Noi, sentite le imprese, abbiamo detto che siamo disposti a spendere qualcosina, che però la controparte non ritiene accettabile».
Il futuro scenario? «Da una parte – dice Bani – gli scioperi, dall’altra le aziende: se queste riterranno opportuno ricontattare l’associazione pensando che ci siano margini di trattativa, io riconvocherò il gruppo datoriale. E se avrò il mandato, ci incontreremo con i sindacati. Diversamente, non vedo spiragli». Ci sono posizioni contrastanti anche sul fatto che il premio di presenza sia in parte già applicato alle cave: «Come Assindustria non abbiamo notizia ufficiale da nessuna nostra associata, che esistano premi di presenza sottoscritti nelle singole aziende. I sindacati invece hanno detto, al tavolo, che esistono aziende che lo applicano».
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