Il Tirreno

Caccia agli idraulici che si fanno pagare in nero

Caccia agli idraulici che si fanno pagare in nero

Nel mirino delle fiamme gialle finiscono tutti gli artigiani. E i clienti collaborano

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MASSA. Gli artigiani massesi all’obbligo di tracciabilità dei pagamenti imposti dal governo (niente contanti sopra i mille euro) hanno fatto marameo. Continuano a farsi pagare in banconote dai clienti e al massimo il preventivo, quando è superiore, se lo fanno liquidare in più volte. L’importamnte è che nulla venga a galla per continuare a evadere il fisco. Tra i furbetti più incalliti al primo posto ci sono gli idraulici, seguiti a ruota dai muratori. Quelli cioè che continuano a fare dei lavoretti in nero credendo di poterla fare franca.

Va detto che questa impunità è virtuale. E qualcuno di questi artigiani è già finito nei guai. Perché la guardia di finanza - anche grazie ai clienti che pagano in contanti per avere un piccolo sconto ma poi si pentono e lo raccontano alle fiamme gialle - piano piano li sta pizzicando tutti. Ma non è semplice, perché il contante è impossibile dimostrare di averlo dato a qualcuno.

Così da quando è stata introdotta la soglia dei mille euro gli uomini del colonnello Giuseppe Autuori hanno intensificato i controlli. E guarda caso hanno scoperto che sono proprio gli idraulici e i muratori che tentano in tutti i modi di non dichiarare quello che incassano. Difficile che però la riescano a fare franca: troppe le armi a disposizione dei finanzieri per stanare i furbetti. Si comincia dagli studi di settore. L’anno scorso per esempio proprio un idraulico era stato scoperto perché aveva dichiarato un reddito poco superiore a quello del suo apprendista. Aveva esagerato e si era beccato l’accertamento. Ma oltre allo studio di settore, che non sempre risolve i casi più complessi, ci sono altre armi per far pagare le tasse. Così le fiamme gialle, quando qualcuno segnala di aver effettuato un pagamento in nero oppure a campione, cominciano a spulciare i movimenti bancari dell’idraulico, piuttosto che del muratore per capire se ha fatto dei versamenti che non risultano negli introiti dell’attività. Se poi questo non basta ecco che c’è il tenore di vita: la sfilza di quelli che dichiaravano una miseria che viaggiavano su macchinoni di lusso oppure che andavano in vacanza tre volte all’anno si allunga sempre di più.

Alla compagnia della Guardia di finanza negli ultimi mesi sono arrivate diverse segnalazioni di persone che avevano saldato l’artigiano in contanti. Ai militari quasi tutti hanno detto che lo hanno fatto per ottenere un prezzo più abbordabile, «visto che mi chiedevano praticamente il trenta percento in più se avessimo fatto le cose in regola».

Nonostante questo la lotta ai furbetti del fisco, soprattutto per questo particolare tipo di furbetti, è davvero difficile. Perché trovano sempre il modo di nascondere quello che percepiscono quando fanno dei lavoretti in casa di privati. Ma giusto per non colpevolizzare soltanto gli idraulici e i muratori va detto che è una cosa che fanno un po’ tutti i lavoratori delle ditte individuali, Basta pensare ai tecnici informatici, un impiego che molti giovani stanno facendo loro per tirare un po’ su l’economia familiare, che riparano i computer e non rilasciano assolutamente fattura. Anzi qualcuno non ha aperto neppure la partita Iva. Va detto che pizzicare questi è praticamente impossibile. Perché va anche detto che si tratta davvero di redditi minimi. Soldi con cui è impossibile comprarsi il Suv o andare in vacanza.

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di Redazione web