La manifestazione
L’area Plein Air torna al Comune
Il Gruppo Speleologico deve restituire il complesso e pagare il canone di affitto arretrati all’amministrazione
CARRARA. Il Gruppo Speleologico Valle del Lucido dovrà restituire l’area attrezzata “Plein Air” al Comune di Casola. L’area, di circa 20mila metri quadrati, comprende un'area campeggio per camper, un campo sportivo ed un parco archeologico, tra il castello del borgo e le rive del torrente Aulella.
Lo ha stabilito il giudice del tribunale di Pontremoli (sezione staccata del tribunale di Massa), Paolo Puzone, che ha così respinto la richiesta avanzata dalla stessa associazione nei confronti dell’amministrazione comunale di Casola. La vicenda prende le mosse nell’aprile dell’anno scorso, quando il Gruppo Spleologico cita il Comune, dal quale ha avuto in concessione il compendio immobiliare “Plein Air”, e spiega al giudice di aver dovuto sopportare costi non previsti per rendere l’impianto idoneo all’uso. Dopo aver chiesto all’amministrazione il rimborso di quei soldi, chiedeva al tribunale di dichiare nullo il contratto, o di annullare la convenzione, e in più di condannare il Comune a restituire i 174mila euro spesi per la manutenzione straordinaria; e in ogni caso, anche senza la nullità del contratto, di imporre al Comune di pagare quei 174mila euro.
Di tutt’altro avviso il giudice, che respinge in pieno le richieste del Gruppo Speleologico. Da un lato, infatti, fa notare che rispetto alla necessità di eseguire opere di adeguamento non previste, che sarebbero state scoperte dopo la presa in consegna del compendio, l’associazione non può che imputare alla propria negligenza - sottolinea il giudice - il fatto di non aver prima esaminato il compendio stesso, valutando e quantificando la natura e l’entità dei costi delle opere necessarie per rendere operativa l’attività. Nel contratto è scritto esplicitamente: “L’intero complesso dell’area viene concesso nello stato in cui si trova”. Dubbi vengono avanzati sul fatto che le spese effettuate siano davvero straordinarie, dall’elenco fornito secondo il giudice si tratterebbe in realtà di spese di manutenzione ordinaria, e quindi in ogni caso di competenza di chi ha in affitto il bene.
Ma c’è dell’altro: nella sentenza si fa osservare che l’associazione Gruppo Speleologico non ha corrisposto il canone di affitto del 2010 (6mila euro), e non ha provveduto al rimborso delle spese di fornitura di energia elettrica e gas, violando così il contratto.
In sostanza il giudice ribalta la prospettiva: il mancato pagamento del canone, scrive nella sentenza, costituisce un inadempimento tale da giustificare la risoluzione del contratto. Quindi, completamente rigettate le richiesta del Gruppo Speleologico, mentre deve essere accolta la domanda del Comune di Casola che chiedeva la risoluzione del contratto e il pagamento degli arretrati. Insomma: risolto il contratto del 13 giugno 2009, il Gruppo Speleologico dovrà andarsene il 31 dicembre, dovrà pagare gli arretrati e le spese di 2.500 euro. Davveroun successo su tutti i fronti per il Comune di Casola, assistito in questo procedimento dall’avvocato Franco Perfetti del foro di Massa.
(m.b.)
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