Il Tirreno

«Finalmente si fa luce sui responsabili»

«Finalmente si fa luce sui responsabili»

Politeama, parla l’avvocato Cecchinelli della “Nuova Caprice”. E il Comitato: si faccia giustizia e si riapra il teatro

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CARRARA. «Ci complimentiamo con il pubblico ministero dottor Alberto Dello Iacono, che si appresta a chiedere il rinvio a giudizio di chi ha veramente causato il crollo di un’ala del Politeama e i sovraccarichi sui pilastri centrali: la verità inizia ad emergere»: così l’avvocato Vanni Cecchinelli, che insieme ai colleghi Alessio Menconi e Francesco Borasi difende la “Nuova Caprice” nel procedimento nato dopo la scoperta del cedimento di una colonna centrale nel 2008, commenta i sedici avvisi di garanzia e l’avviso di conclusione indagini per il crollo dell’ala di via Roma del Politeama avvenuto il 5 marzo 2011.

«Fra l’altro – aggiunge l’avvocato Cecchinelli – spesso in riferimento al processo già in corso si parla di “crollo” del Politeama, ma è bene ricordare che in realtà in quella sede giudiziaria non si discute di nessun crollo, ma della lesione di una colonna, per la quale sostanzialmente noi dobbiamo rispondere, quali comproprietari, di omessa verifica».

Ma il punto – aggiunge il legale – è che fin dal momento in cui la Nuova Caprice, nel 2002, ha acquisito le quote dai precedenti proprietari, si è trovata di fatto nell’impossibilità di svolgere qualsiasi tipo di controllo e verifica nella parte a piano terra, quindi anche alla colonna poi ceduta. «Ma una cosa è una lesione a una colonna, un’altra è il crollo di un’intera ala per il quale adesso il pm chiede conto a sedici indagati, per lavori dei quali i nostri assistiti non sono assolutamente responsabili. Dovrebbe far riflettere il fatto - conclude Cecchinelli – che fra gli indagati per il crollo e disastro colposo dell’ala su via Roma e per i sovraccarichi sui pilastri centrali, ci sia anche chi, come l’avvocato Barbara Volpi, è parte civile contro di noi. Insomma, finalmente si sta facendo luce su chi siano i veri responsabili del disastro del Politeama».

Ricordiamo che secondo l’inchiesta-bis, a comportare il crollo del marzo del 2011, ma anche a sovraccaricare la parte centrale del Politeama sono state una serie di concause: in particolare, i lavori di sopraelevazione per ottenere il sesto piano abitabile nella prima metà degli Anni Novanta, la demolizione dell’originario solaio-soffitto nell’ala di via Roma fra il 97 e il 2000, le nuove pavimentazioni con posa di cemento armato negli appartamenti di Barbara Volpi e Alessandro Iacopini avvenute nel 2006.

Il sindaco: fiducia nei miei collaboratori, auspico che presto si vada all’incarico unitario della progettazione. Mentre la Procura rende noti i nominativi di politici e tecnici comunali del passato (ma c’è anche l’ingegner Altieri, tuttora dipendente del Comune, e l’ingegner Giuseppe Fruzzetti è stato collaboratore di vari progetti comunali come la via dei Marmi) fra gli indagati, il sindaco Angelo Zubbani tiene a ribadire la propria fiducia nei suoi collaboratori. «Personalmente sono impegnato a far completare i lavori di messa in sicurezza e monitoraggio dell’edificio - afferma, - così che si possa metter al più presto mano alla progettazione definitiva che consentirà di restituire questo simbolo della città ai carraresi tutti». Massima fiducia nella magistratura, certo, ma il primo cittadino tiene anche a ribadirne, altrettanta, per i suoi collaboratori: «Gli avvisi di garanzia non stanno ancora a dimostrare la loro effettiva colpevolezza - sottolinea - verranno condotte tutte le indagini necessarie ma io sono convinto che, da Giuseppe Fruzzetti a Sergio Altieri, si appurerà, ancora una volta come in passato, la loro completa estraneità».

Il comitato: ma ora si faccia giustizia.Il comitato per la Difesa del Politeama osserva: «Ci auguriamo che finalmente venga resa giustizia al Politeama - afferma l’architetto Claudia Bienaimé, consigliere comunale dell’Idv e membra del comitato - ci siamo sempre battuti affinché sull’immobile venissero effettuati quegli esami di staticità che mai sono avvenuti, neppure quando si approvò la variante che appesantì il palazzo: un 6º piano in cemento armato edificato al di sopra di una struttura tanto delicata quanto raffinata, eretta tramite un gioco di archi in equilibrio perfetto e che, proprio per questo, non avrebbe potuto sopportare alcuna modifica, neppure meno invasiva». Positivo poi, secondo il Comitato, sarebbe il fatto che le verifiche della magistratura siano partite dal lontano 1989, anno in cui si approvarono le prime modifiche sostanziali. Che si sia compreso come cedimenti e crolli fossero causati da una sorta di effetto a catena, provocato da continui abusi edilizi, rappresenterebbe, secondo il Comitato, la vera svolta dell’inchiesta-bis. «Uno dei nostri timori - afferma Matteo Procuranti, altro membro del Comitato - è che si tenti di sollevare un polverone atto a confondere le acque, così che anche i molti, forse non direttamente colpevoli, ma a conoscenza dei fatti avvenuti in questi ultimi trent’anni, si sentano in diritto di chiamarsi fuori da responsabilità che riguardano tutta la classe politica e le amministrazioni che a Carrara si sono succedute. Sono convinto - aggiunge - che se la Procura non avesse proceduto al sequestro, saremmo ancora tutti lì, ad osservare un palazzo storico andare in pezzi». Ma che cosa ci si aspetta adesso? «Noi da tempo chiediamo che si ponga rimedio agli abusi compiuti - affermano ancora dal Comitato - e più ancora che la punizione dei colpevoli ci aspettiamo che al teatro venga resa giustizia, che venga recuperato e restituito alla città. Che si cambi rotta insomma, che si cominci a ragionare diversamente, mettendo al primo posto la salvaguardia del nostro territorio e dei suoi molteplici beni artistici, che dovrebbero essere considerati, una volta per tutte, nostro bene comune».

(m.b.-b.m.)

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