Il Tirreno

PEDRINI ATTACCA L’UNCEM

«Difende il mare non la montagna»

ZERI. Egidio Pedrini sempre più sulla breccia: il sindaco ha scritto una lettera a Oreste Giurlani, presidente Uncem Toscana, in cui lo punzecchia in merito ai ruoli dell’Uncem stessa. «Le nuove...

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ZERI. Egidio Pedrini sempre più sulla breccia: il sindaco ha scritto una lettera a Oreste Giurlani, presidente Uncem Toscana, in cui lo punzecchia in merito ai ruoli dell’Uncem stessa.

«Le nuove province sono state studiate ragionieristicamente a tavolino anche da persone che non hanno nessuna esperienza di consiglio comunale e che non hanno mai avuto un vaglio di consenso popolare - esordisce Pedrini - men che meno una esperienza amministrativa in un Comune montano. Lo strumento del decreto legge presenta dei forti dubbi di costituzionalità. Le province così concepite rischiano di costare molto di più di quanto costino ora. I fattori di merging hanno un costo a volte molto forte che non ho visto quantificato né in atti del governo né a livello regionale. I costi per la montagna sono stati quantificatidall’Uncem? E il riflesso sui servizi alle persone, e la giustizia sociale e i più deboli e gli indifesi? La montagna la si difende con le condizioni di vivibilità. Senza difesa della montagna non si difende neppure la costa. E la politica non può lasciarsi trascinare solo sul ragionamento dell’equilibrio economico senza tenere nel dovuto conto l’equilibrio della giustizia sociale. Esponenti del vecchio partito comunista ai vertici di vari livelli istituzionali rinnegano nei fatti la loro antica apprezzata anima popolare e di giustizia sociale e confondono la libertà di mercato e confondono libertà di mercato con le privatizzazioni: ha un senso la privatizzazione spostando i Monopoli pubblici nelle mani di Monopoli privati, salvo poi mantenere Monopoli con vari Ato o con municipalizzate anacronistiche e contraddittorie? La sinistra ha abdicato al suo ruolo. Sposa soluzioni verticistiche. Proviamo a invertire il ragionamento: il primo interesse è la libertà basata sulla giustizia sociale. Le scelte devono sempre mirare alla difesa dei settori più deboli. Uno (non solo l’unico) dei settori più deboli oggi sono le zone di montagna soprattutto le più disagiate. Qualcuno ha provato a domandarsi cosa significhino per un abitante di montagna per di più agli estremi della marginalità regionale a quota 300/700/1400 metri queste nuove province? E l’Uncem? Mi sembra che questa dirigenza sia eccessivamente appiattita su una dirigenza verticistica regionale. Non posso condividere».

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