Sicurezza
Cermec, nervi tesi per il tanfo Nel mirino pure l’autospurgo
MASSA. Non si spegne l’onda emotiva intorno alla questione dei miasmi a Massa e il Cermec, l’impianto di smaltimento in via Dorsale, torna al centro del mirino. Questa volta è bastato l’intervento...
MASSA. Non si spegne l’onda emotiva intorno alla questione dei miasmi a Massa e il Cermec, l’impianto di smaltimento in via Dorsale, torna al centro del mirino. Questa volta è bastato l’intervento dell’autospurgo per far suonare il campanello d’allarme, salvo poi far finire tutto in una bolla di sapone. Segno che i nervi, in città, sono davvero tesi. Ecco i fatti.
Il consigliere comunale pdl, Stefano Benedetti, che della questione della puzza in via Dorsale ha fatto un cavallo di battaglia, riceve una lettera da un dipendente del Cermec che vuole restare anonimo. L’autore racconta che il giorno stesso del sopralluogo dell’Arpat il 25 ottobre scorso – sollecitato da Benedetti per ricercare eventuali cause degli odori che infestano la zona – dopo la visita dei tecnici «diverse autobotti dell’Italspurgo» avrebbero rovesciato nella fossa degli umidi il loro contenuto, «diffondendo odori nauseabondi» che sempre secondo l’anonimo testimone avrebbero provocato «lievi malori al personale». La lettera si chiude con la richiesta di appurare se la procedura è legittima e avverte che esisterebbe un filmato dell’operazione girato col telefonino.
Benedetti, raccolta la segnalazione, si attiva per verificare se i fatti corrispondano al vero e il 2 novembre invia un esposto all’Arpat. Un autospurgo, infatti, non può scaricare il suo contenuto in un impianto di smaltimento dei rifiuti urbani. Le norme impongono che i liquami siano riversati nei depuratori e che la procedura sia documentata.
Così spiega anche la titolare dell’Italspurgo, Giovanna Gassani, alla quale abbiamo chiesto lumi in merito. «Al Cermec – spiega – ci andiamo, sì, perché ci chiamano per pulire le fosse. Ma non si può mica buttare i liquami in discarica, stiamo scherzando? A chi è venuta in mente questa sciocchezza? C’è una documentazione rigorosa che va inviata alle autorità competenti; tutto è registrato, non si può sgarrare. Figuriamoci se dopo una vita in questo settore non conosciamo le regole».
Ugo Bosetti, presidente di Cermec, non ha nemmeno voglia di commentare. «Il 25 ottobre abbiamo chiamato la ditta per ripulire il pozzetto davanti al capannone dell’organico – spiega – hanno aspirato il contenuto e lo hanno rimesso nella fossa. L’operazione è avvenuta davanti ai tecnici Arpat». L’azienda ha già minacciato querele contro accuse infondate. Il rischio è che, per seguire piste non circostanziate, si perda di mira il vero problema: quello di capire cosa provoca davvero la puzza nella zona del Cermec. Quella sì assolutamente inconfutabile. (f.f.)
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