Sicurezza
Brucia sala poker, c’è puzza di racket
Qualcuno ha rotto una finestra e ha versato una tanica di benzina nel locale. Poi ha buttato un fiammifero ed è scappato
MARINA DI MASSA. Il locale è bruciato mezz’ora dopo che i proprietari lo avevano chiuso. Erano le sei e mezza del mattino. Il fumo e le fiamme hanno svegliato alcune persone che abitano in via Casola, a Marina, ed è scattato l’allarme. I vigili del fuoco sono intervenuti e hanno salvato lo Spewer, una sala di poker virtuale che ha aperto i battenti quest’estate. Salvato per modo di dire, però, perché i danni sono ingenti. I pompieri che hanno eseguito i rilievi sono sicuri che si tratti di un atto doloso, ma lo sarebbe stato anche un bambino di sei anni visto che il piromane - o i piromani - ha rotto il vetro di una finestra, ha buttato un’intera tanica di benzina sul pavimento del locale e poi ha acceso un fiammifero. Se ne è andato quando il rogo ha preso vigore, giusto per essere sicuro che il messaggio arrivasse a destinazione. Forte e chiaro.
La domanda più inquietante che viene spontaneo fare è quale tipo di messaggio ha (o hanno) voluto lasciare? C’è puzza di racket, è inutile nasconderlo. Anche se le forze dell’ordine hanno chiuso a doppia mandata le bocche e fanno finta di non sapere cosa è successo: «Nessuna indagine è in corso», si limitano a dire polizia e carabinieri. I vigili del fuoco però confermano: «Incendio doloso». Facile capire dove sta la verità. Ma il silenzio degli inquirenti ingarbuglia ancor di più la matassa e inquieta. «Noi abbiamo paura», racconta uno dei residenti di via Casola che ci ha raccontato quello che è successo.
Anche i proprietari dello Spewer non parlano. Stanno cercando di accelerare i tempi per poter riaprire la sala poker al più presto, forse già la prossima settimana. Ma è chiaro che loro sanno chi può avere l’interesse a mettere il bastone tra gli ingranaggi della loro attività. E non è difficile immaginarlo: o si tratta di criminalità organizzata, e in terra apuana da un anno a questa parte non è un’ipotesi azzardata, oppure c’è di mezzo qualcuno a cui ha dato parecchio fastidio l’inagurazione del locale. Concorrenza? Anche, ma non solo. Può essere anche qualcuno che non sopporta l’andirivieni di giocatori a tutte le ore della notte. Certo è impensabile che le forze dell’ordine non abbiano posto questi interrogativi ai titolari dello Spewer. E allora perché la notizia è rimasta nel congelatore per qualche giorno? E chissà per quanto tempo ancora sarebbe rimasta sconosciuta all’opinione pubblica se uno dei vicini non avesse sentito l’esigenza di raccontare tutto al Tirreno.
L’incendio, inutile dirlo, riporta alla memoria altri episodi simili successi a Massa e a Marina nei mesi passati. Talmente concentrati nel tempo da far dire alla Fondazione Caponnetto che la provincia apuana è quella (almeno a inizio 2012)che in Toscana è più in odore di criminalità organizzata. E nemmeno a farlo apposta la fondazione che porta il nome del magistrato che guidava il pool antimafia di Paolo Borsellino e Giovanni Falconi pone la sua attenzione sugli incendi a esercizi pubblici o aziende. E li definisce preoccupanti. Ma c'è anche un avviso (era gennaio, ndr) della Dia alla squadra mobile di Massa a inquietare: la direzione investigativa chiede di tenere gli occhi aperti su appalti, attività imprenditoriali e investimenti. Non è un vero e proprio allarme criminalità organizzata, ma ci manca poco. E forse non ci manca proprio nulla.
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