Il Tirreno

«Preoccupati per il futuro» E 8 su 10 fanno il ponte

di Francesca Ferri
«Preoccupati per il futuro» E 8 su 10 fanno il ponte

Il primo giorno di lavoro dopo la rivoluzione degli enti gli uffici sono semivuoti Ma chi è al lavoro non nasconde l’angoscia: incertezza per noi e per i cittadini

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MASSA. Corridoi vuoti, uffici deserti, computer spenti. A mettere piede a Palazzo Ducale, ieri mattina, si poteva pensare che la riforma delle Province avesse già fatto il suo effetto: la sede dell’ente apuano completamente svuotata di politici e dirigenti e l’ottanta per cento del personale a casa.

Più del decreto governativo, in realtà, ha potuto il ponte di Ognissanti che ha convinto il personale a smaltire due giorni di ferie «visto che vanno consumate entro la fine dell’anno altrimenti le perdiamo», spiegano due addetti alla segreteria della presidenza davanti alla porta – chiusa – dell’ufficio del presidente Osvaldo Angeli. Difficile, così, raccogliere impressioni e pareri dei dipendenti nel primo giorno lavorativo dopo il riordino delle province, motivo della nostra visita. «Oggi non troverete nessuno – aggiungono – lavorerà sì e no il 20 per cento dei dipendenti».

Proviamo lo stesso a intercettare qualcuno, ma tocca aspettare l’uscita dagli uffici, alle 13.30. Prima non si possono fare domande «perché – spiega il capo gabinetto Norberto Petriccioli – si interromperebbe un pubblico servizio»...

Il campione degli intervistati è, dunque risicato. Ma alla domanda su come vedano questa riorganizzazione delle province è un plebiscito: tutti sono preoccupati più dall’incertezza che dalla prospettiva di spostarsi in quella che sarà scelta come futura sede. «Se ci dicono “da domani sei a Livorno” uno si organizza – spiega Anna, impiegata all’ufficio finanza e bilancio da dieci anni – anche se c’è gente con i figli, con anziani o familiari invalidi da badare e non è facile ricominciare. Ma così ci sentiamo persi». Cosa ne pensa lei, che si occupa di bilancio, del risparmio sui costi dell’apparato alla base della rivoluzione delle province? «Bisognerebbe prima mettere a posto la pianta organica di Montecitorio – spiega Anna –. L’impressione è che si sta togliendo dignità al dipendente pubblico e io vorrei che si smettesse con questo j’accuse contro l’intera classe».

La preoccupazione dei dipendenti non è solo per il loro futuro lavorativo ma anche per i servizi ai cittadini. «Non si capisce se saranno mantenuti – spiega Oriella Nani, dipendente della Prefettura da 25 anni – anche se nel decreto Salva Italia è previsto il mantenimento dell’ufficio territoriale dello Stato. E, allora, lo facciano».

Una voce fuori dal coro è quella di Vittorio Storti, addetto al protocollo. «La Provincia è un’istituzione e l’istituzione è una cosa seria. Se deve funzionare così, è meglio chiudere». Esce nell’atrio di Palazzo Ducale e indica le targhe di marmo che raccontano la storia di un ente che, in passato, ha conosciuto i suoi giorni di sacrificio e di gloria. «La Provincia di Massa-Carrara è stata la prima ad aver ricevuto la medaglia d’oro nel 1947. E nonostante questo non siamo stati in grado di ottenere abbastanza voce», scuote la testa.

Che Palazzo Ducale abbia deposto le armi troppo presto? Ad attraversare i corridoi inanimati il dubbio affiora. «A questo proposito mi sembra che si voglia solo fantasticare», spiega il presidente Angeli al cellulare. Anche lui ha fatto il ponte ed è a casa. «È la prima volta nella mia vita che lo faccio», spiega. Cosa che confermerebbe il nostro dubbio. «Ma non è per via della riforma – precisa – è solo una coincidenza. Non è questo il momento di mollare, anzi: bisogna organizzarsi per il “dopo” e ci sono dirigenti che stanno lavorando davvero duro. È comunque vero che in questo periodo il personale si sente molto violentato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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