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Si avvicina S. Lucia la chiesa è off limits Il don cerca tenda

Si avvicina S. Lucia la chiesa è off limits Il don cerca tenda

MASSA. Sono passati più di nove mesi dalla scossa di terremoto che ha provocato seri danni a Massa e in tutta la provincia apuana. A Massa le chiese erano le strutture messe peggio, soprattutto Santa...

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MASSA. Sono passati più di nove mesi dalla scossa di terremoto che ha provocato seri danni a Massa e in tutta la provincia apuana. A Massa le chiese erano le strutture messe peggio, soprattutto Santa Lucia e San Martino. La prima è ancora inagibile, l'altra è stata riaperta, ma con un ponteggio, a Pasqua. È stato presentato un progetto, ma è rimasto in un cassetto perché non si è mai parlato di soldi. O meglio sono stati chiesti, ma non sono stati dati. Don Lorenzo, il parroco, pensa soprattutto a Santa Lucia e alla festa che verrà celebrata il 13 dicembre: «È una ricorrenza molto sentita a Massa - dice -. Mi sto attivando per vedere se sarà possibile avere almeno una tenda per poter celebrare la messa a Santa Lucia. La gente me lo chiede e io vorrei accontentare i fedeli«.

Ma i problemi non sono soltanto a Massa. Anche nel resto della provincia apuana le cose non vanno come dovrebbero. A ricordare quel giorno sono soprattutto le chiese della Lunigiana. Per una quarantina di edifici sacri non è cambiato nulla, alcune sono inagibili ancora oggi. Altre hanno iniziato i lavori, ma sono un cantiere aperto. E dove si è intervenuto lo si è fatto grazie ai fedeli, grazie alla Conferenza episcopale italiana e grazie alla buona volontà della curia.

Nessun aiuto invece dalla Regione: «In Toscana non è successo come in Emilia Romagna e come nel Veneto. Nessun aiuto economico da parte dell'ente regionale, forse è anche per questo che alcune chiese non sono agibili dopo quasi un anno». A parlare, ma senza vena polemica, è don Luca Franceschini, incaricato regionale beni culturali della Regione ecclesiastica Toscana 1 (nella foto). Ed è lui che sta monitorando la situazione da quando ci sono state quelle scosse devastanti: giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese.

Una decina gli edifici convolti e messi peggio degli altri: nel Comune di Mulazzo a Castagnetoli, Canossa, Montereggio, Busatica, Pieve, Pozzo e nel capoluogo, a Malgrate nel Comune di Villafranca e a Ceserano e San Terenzo Monti nel Comune di Fivizzano. I sopralluoghi sulle chiese in cui sono stati individuati lesioni o intonaci pericolanti sono stati fatti all'indomani della scossa. Qualche giorno dopo erano state stabilite anche le linee guida di intervento. Danni gravi non c'erano, si pensava di fare presto. Invece per alcuni edifici nulla, o poco, è cambiato.

Don Luca per far capire cosa non è stato fatto parla di quello che hanno fatto dalle altre parti: «In Emilia dove le chiese avevano subito dei danni sono stati allestiti dei prefabbricati. Un modo per tenere unite le comunità in questi momenti davvero tremendi». Firenze però, almeno finora, da questo orecchio non ci sente. Il problema è che le chiese in questo modo restano inagibili. E far passare un anno senza fare nulla è davvero un peccato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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