Il Tirreno

Dopo 67 anni torna in piazza l’opera dello scandalo

Brescia intenzionata a ricollocare il grandioso “Bigio” realizzato da Arturo Dazzi nel 1932 e che subì due attentati

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CARRARA. Dopo 67 anni nei magazzini comunali, potrebbe tornare in esposizione la grandiosa opera di Arturo Dazzi, realizzata nel 1932 per la piazza della Vittoria di Brescia. Un colosso alto sette metri e mezzo, pesante 50 tonnellate, che fu elogiato da Benito Mussolini, ma gli elogi del Duce, pur essendo piena era fascista, non furono sufficienti a risparmiargli polemiche anche feroci. Motivo: il fatto che la posizione sovrastante, sopra la fontana di Marcello Piacentini, metteva inevitabilmente in evidenza anche le parti intime del colosso, realizzate in proporzione. Qualcuno arrivò a proporre di mettere una foglia di fico per coprire quel nudo così scenografico, il vescovo lanciò più di una invettiva.

La statua, il cui nome ufficiale era “Era fascista”, fu soprannimata subito “Bigio”, e arrivò intatta fino al termine della seconda guerra mondiale.

Poi, finita nel mirino degli antifascisti, dopo due attentati consecutivi nell’ottobre del 1945, che ne danneggiarono una gamba, un braccio, e la foglia che era davvero stata piazzata davanti alle parti intime, fu rimosso e piazzato nei magazzini comunali di Brescia. In questi 67 anni più volte a Brescia hanno discusso se rimettere in esposizione il “Bigio”.

Sui giornali della città lombarda è stato spiegato che indicativamente la primavera prossima, il colosso tornerà davvero in piazza Vittoria: il Comune ha affidato il recupero alla società partecipata Brescia Infrastrutture, per un investimento di 150mila euro (all’epoca la statua fu pagata a Dazzi 300mila lire).

Ezio Giuriani, ordinario di Tecnica delle costruzioni dell'Università di Brescia, sta elaborando il sistema per risollevarla nonostante le gambe spezzate. Nella nuova collocazione non è prevista una fontana sottostante.

Al recupero lavoreranno anche gli studenti dell’Accademia di Belle Arti Laba di Brescia. Lo scultore incaricato di ripristinare il braccio destro è Gaetano Bonera. Altri docenti si occuperanno del restauro superficiale. E alla fine, nel 2013, il colosso di Dazzi potrebbe tornare in esposizione.

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