Il Tirreno

«Bacino occupato, ho dovuto annullare le piattaforme»

di Cinzia Carpita
«Bacino occupato, ho dovuto annullare le piattaforme»

Ieri l’amministratore di Nca ha comunicato al committente la decisione: non siamo in grado di concludere il contratto

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CARRARA. Il cantiere perde la commessa che aveva ottenuto per le piattaforme destinate alla rimozione della Costa Concordia, o meglio: ci rinuncia. Dopo tanta attesa, e tanto impegno (anche da parte delle istituzioni) per ottenere questo carico di lavoro, ieri mattina l’amministratore delegato di Nca, Luigi Mor, ha comunicato al committente di non poter concluder e il contratto. «Sì – conferma Mor – ho appena fatto sapere che non siamo in grado di rispettarlo. Dovevo dare una risposta entro oggi (ieri per chi legge, ndr.) e, visto che il bacino è occupato dalla nave Rfi, non possiamo fare altro».

Così,si appesantisce ulteriormente il braccio di ferro tra lavoratori che tengono in ostaggio (a supporto dela loro vertenza) la nave Messina commissionata dalle Ferrovie, e i vertici Nca che vorrebbero vararla.

Il rischio di perdere le due piattaforme è diventato da ieri una certezza. La commessa avrebbe dato lavoro per circa sei settimane, per un massimo di 25 addetti, che sarebbero stati impegnati a scaglioni. Una piccola boccata di ossigeno, che non avrebbe certo ribaltato la situazione difficilissima del cantiere. Ma sarebbe stato comunque un po’ lavoro in più per i 150 dipendenti, la metà dei quali sono stati messi in cassa integrazione.

Il sindaco Zubbani commenta: «Esprimo amarezza per la commessa non acquisita. Ma non butto la croce addosso a nessuno. Contatterò la Regione per vedere se ci sono possibilità di recupero della commessa attraverso una proroga dei termini del contratto».

Intanto continua lo sciopero a oltranza per sollecitare l’incontro a Roma, in quanto i sindacati vogliono vedere nero su bianco i piani industriali dei tre pretendenti a Nca: Ocean Indipendence che ha presentato un nuovo piano che prevede di assumere tutti i 150 lavoratori (sarà formalizzato a Invitalia in questi giorni), Admiral Tecnomar, e la cordata Antonini-Corsi.

Secondo i lavoratori, sarebbero state possibili alcune lavorazioni per le piattaforme anche fuori dal bacino, ma secondo la dirigenza il bacino deve essere liberato, varando la nave delle Rfi, per metterci il materiale per costruire le due piattaforme destinate all’operazione Concordia.

Lo “scontro” ha prodotto per ora solo la perdita della commessa. Mentre dal ministero dello sviluppo economico si fa attendere la convocazione del tavolo istituzionale, per il quale anche il prefetto si è impegnato a sollecitare il governo. D’altra parte, finché Invitalia non avrà sul proprio tavolo tutti e tre i piani industriali definitivi, parlare del futuro di Nca sarebbe puramente accademico. I lavoratori, tuttavia, chiedono ulteriori garanzie perlomento sulla presenza di Invitalia nell’accompagnamento verso la nuova società, e hanno il dente avvelenato con la Regione che non entrerà nel capitale sociale.

L’impegno della Regione. L’assessore regionale Gianfranco Simoncini, lo aveva annunciato in una lettera alle istituzioni (pubblicata dal Tirreno), suscitando grandi malumori nei sindacali. E lo ribadisce in un comunicato: «L’impegno della Regione per il rilancio dei Nuovi Cantieri Apuania e la reindustrializzazione dell’area di Massa Carrara continua ed è pieno, ovviamente nei modi e nelle forme previste dalla normativa regionale. Nella lettera – spiega Simoncini – abbiamo ribadito l’impegno per garantire il sostegno al reddito e la formazione dei lavoratori e assicurato che metteremo a disposizione della nuova società tutti gli strumenti disponibili, sia per favorire gli investimenti che l’innovazione».

Quanto alla partecipazione da parte della Regione al capitale sociale, a renderla impossibile sarebbe la nuova normativa di riassetto di Fidi Toscana, resasi necessaria a seguito delle osservazioni di Banca d’Italia. «Come ricordato nella lettera – prosegue Simoncini – in sede ministeriale abbiamo fatto presente che nel caso in cui la società ritenesse di dover ricorrere alla legge 181, per il rilancio di aree industriali, la presenza pubblica nella società potrà essere garantita da Invitalia». Simoncini conferma che la Regione è in stretto contatto con il Ministero dello sviluppo economico e che, «in tempi brevi, è ipotizzabile un incontro a Roma nel corso del quale, dopo il completamento dell’istruttoria da parte di Invitalia sulle diverse proposte pervenute, verrà dato il giudizio definitivo su di esse e scelto il nuovo soggetto. Un giudizio che sarà vincolato alla credibilità del piano industriale, alla rioccupazione dei lavoratori e alla capacità finanziaria della nuova società, indipendentemente dagli aiuti pubblici di cui potrà usufruire».

L’assessore, nella lettera inviata qualche giorno fa, aveva confermato anche l’impegno per arrivare al più presto alla definizione dell’accordo di programma per la reindustrializzazione dell’area di Massa Carrara, auspicando la rapida ripresa del confronto a livello ministeriale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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