Attenzione
Mareggiata, Massa chiede lo stato di emergenza
Summit in Provincia, stop ai geotubi, cambia il progetto di difesa della costa Scogliere anche a Ronchi? Una soluzione che mette a rischio Cinquale e Versilia
MASSA. Guardate bene la foto qui sopra: è l’immagine della costa, dal Magliano verso Sud. È stata presa da un rilevamento di Google heart del 25 settembre 2009, poco prima dell’inizio dei lavori anti-erosione. Quel giorno, dicono i report meteo-marini “storici”, era in corso una mareggiata di media forza, con vento sui 10 nodi. La linea viola tracciata sulla foto è invece la linea di costa così come appariva il 28 ottobre 2013, domenica scorsa, all’indomani dell’ultima, violentissima mareggiata. L’elaborazione, fornitaci da Stefano Gazzoli, vicepresidente di Riviera Apuana, è eloquente: mostra come Ronchi resti davvero di restare senza arenile. Ed è eloquente perché è la prova di come le opere “di recupero e riequilibrio degli arenili di Marina di Massa”, costate finora circa 8 milioni di euro (su un totale di 14 previsti) siano un clamoroso fallimento. Almeno per quanto riguarda Ronchi-Poveromo.
Che quegli interventi siano stati male eseguiti e, forse anche mal progettati, in realtà, in tanti – i balneari per primi – lo sostengono da tempo. Ieri, ne hanno preso atto formalmente anche in Provincia. Dove si è svolto un summit urgente a cui hanno preso parte, il presidente della Provincia Osvaldo Angeli, l’assessore Fabrizio Magnani e i tecnici di Palazzo ducale che dirigono i lavori; il sindaco di Massa Roberto Pucci, quello di Montignoso Narciso Buffoni; i dirigenti della Regione Toscana Gilda Ruberti e Luigi Cipriani del Settore difesa delle coste. Dall’incontro è uscita, innanzitutto, la richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza per i danni provocati dalla mareggiata dei giorni scorsi. Saranno i sindaci e la Provincia a inoltrare la domanda alla Regione, allo scopo di ottenere finanziamenti.
Ma il summit è servito anche a “voltare pagina”. Gli effetti della violenta mareggiata con onde medie alte oltre 5 metri, (e punte di 7-8 metri), sono gravissimi, ha messo in luce la relazione tecnica condotta dalla stessa Provincia. Tali da creare una situazione di pericolo e rischio il tratto di costa fra il Magliano e il Versilia e da condizionare la prosecuzione dei lavori anti erosione che dovevano riprendere proprio in quel tratto. In altre parole: la presa d’atto del fallimento dell’operazione geotubi. I grandi sacchi riempiti di sabbia che, posizionati sul fondale, avrebbero dovuto contenere l’erosione del mare, sono stati spaccati dai tronchi portati dalle onde (fenomeno già avvenuto in precedenza), mostrando tutta la loro inefficacia.
Detto questo, si tratta di metter mano a interventi correttivi. E qui la cosa si fa più difficile. Dall’incontro è emersa una strategia a due fasi. La prima: l’avvio di “un intervento urgente a carattere provvisorio per mitigare gli effetti di nuove mareggiate, nelle aree più critiche del litorale, anche tramite risorse finanziare messe a disposizione dalla Regione Toscana”. Tradotto: cumuli di sabbia o massi ingabbiati (tipo quelli messi in montagna sui fronti di frana)per proteggere case e cabine dalle onde.
Seconda fase: consistenti varianti e accorgimenti in quella parte dei lavori ancora da fare che tengano conto della nuova situazione. Ma in cosa consisteranno queste varianti? La questione è spinosa. I balneari invocano le scogliere, cioè barriere emerse come nel tratto più a nord della costa, che una certa efficacia la stanno mostrando. E questa appare la soluzione più praticabile. C’è il rischio, però, che le scogliere spostino l’erosione più a sud. Verso Cinquale - non a caso il sindaco Buffoni ha anticipato che “valuterà attentamente gli studi e le proposte” – e poi verso la Versilia. Con un effetto domino che nessuno vorrebbe. Perciò i tecnici stanno valutando soluzioni diverse (come le scogliere soffuse) su cui tuttavia non si sbilanciano. La costa non è ancora in salvo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
