Il dolore
«Non vogliamo buste paga più leggere»
CARRARA. «No ai tagli alla spesa pubblica e no alla spending review»: lo hanno detto ieri all’unisono gli 84 lavoratori dell’Inps di Massa Carrara, insieme ai colleghi di Inail ed ex Inpdap, i tre...
CARRARA. «No ai tagli alla spesa pubblica e no alla spending review»: lo hanno detto ieri all’unisono gli 84 lavoratori dell’Inps di Massa Carrara, insieme ai colleghi di Inail ed ex Inpdap, i tre principali istituti della previdenza sociale. Una bocciatura alla manovra messa a punto dal governo all’articolo 4 del decreto stabilità che, secondo i dipendenti, mette a rischio non solo le buste paga dei lavoratori dei tre istituti ma anche e soprattutto i servizi al cittadino. L’allarme è stato lanciato nel corso di un’assemblea tenutasi alla sede Inps e organizzata in modo unitario da tutte le sigle sindacali, dai confederali ai sindacati di base. «Siamo sempre stati il pilastro dello Stato sociale italiano ma con questi provvedimenti rischiamo di non poterlo più essere», ha spiegato Enzo Perfetto, rsu Inps per l’Unione Sindacale di Base. Il decreto stabilità, prevede tagli per 4mila dipendenti su scala nazionale: impossibile al momento quantificare le ricadute occupazionali a livello locale, ma quello che è certo, hanno detto ieri mattina dal presidio in via Don Minzoni, è l’alleggerimento delle buste paga dei lavoratori, con l’azzeramento dei premi di produzione, e il rischio che si spiani la strada a una privatizzazione dei servizi finora garantiti dai tre istituti. «I cittadini devono sapere il rischio che corrono, qui si sta infliggendo un colpo mortale alla previdenza pubblica», hanno spiegato i sindacati confederali, rappresentati al presidio da Anna Rita Scarola (Cgil), Ruggero Bertolini (Uil) e Bendetto Antonoli (Cisl). Il giro di vite messo a punto dal governo, ha già comportato la chiusura della sede ex Inpdap di Massa, i cui 15 dipendenti saranno presto trasferiti presso l’Inps di Carrara: ma questo, secondo lavoratori e sindacati, sarebbe solo uno di una lunga serie di tagli che dal 1988 a oggi ha portato i dipendenti dei tre istituti da 164 a 84 unità. «Invece di tagliare il personale e gli stipendi risparmino su consulenze esterne e spot tv», ha gridato ieri mattina nel corso del presidio una dipendente, ricordando la campagna pubblicitaria lanciata qualche tempo fa dall’istituto e pagata fior di quattrini.(c.ch.)
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