Il Tirreno

Guado riaperto a tempo di record

Guado riaperto a tempo di record

La struttura sul torrente Mangiola torna operativa dopo essere stata sommersa dalla piena di venerdì scorso

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MULAZZO. Erano passati pochi giorni dal ricordo della passata alluvione che mise in ginocchio la Lunigiana, quando il destino ha voluto metterla ancora una volta alla prova. Una pioggia fitta, intensa, che ha fatto salire brividi lungo la schiena, ha fatto riaffiorare ricordi sepolti. Nel corso della serata e della notte sono caduti oltre 200 millimetri di pioggia. Il comprensorio è stato provato, ma non ci sono stati danni di ingente quantità come ci spiega il primo cittadino Claudio Novoa: «Abbiamo terminato nella giornata di ieri i lavori di rispristino del guado. Dopo il sopralluogo dei tecnici regionali, intorno alle 10,30, si è potuto consentire il transito alle autovetture. Ora stiamo intervenendo sul corso d’acqua, che si è avvicinato troppo alle case. Procederemo con gli intervennti sia di dragaggio che di pulizia delle sponde, anche per liberarle dai depositi dell’ultima piena. Nella giornata di domenica lo spartineve era in azione a Crocetta».

Durante la notte tra venerdì e sabato il Comune, i tecnici e la Protezione civile erano impegnati nel monitoraggio costante della situazione: «Mi ritengo molto soddisfatto del lavoro compiuto, io e il mio staff ci siamo messi in prima linea per risolvere la crisi. La macchina amministrativa ha funzionato benissimo, come un ingranaggio i cui dispositivi sono bene oliati».

Molti hanno imputato ai lavori che non sono stati conclusi la responsabilità di quei disagi che la forte pioggia ha provocato: «Non credo che lo stato di avanzamento dei cantieri - prosegue Novoa - abbia inciso in maniera determinante nel causare disagi. Era pensabile che ci fosse un movimento di detriti, che permangono ancora dall’anno passato, certo che fino alla conclusione dei lavori potranno esserci un po’ di disagi. Quello che però è da sottolineare è che deve esserci prevenzione, non se ne può parlare e basta. L’ultimo temporale ha messo in chiaro che i nostri bacini idrici sono vasti, se i rovesci si presentano su tutto il territorio lunigianese è ovvio che i nostri fiumi, i nostri torrenti vengono messi in crisi.

Per fare prevenzione occorrono le risorse, ma occorre anche un piano, che sia dettato a livello di governance nazionale, che metta a disposizione mezzi, uomini e fondi. Agire dopo il disatro costa dieci volte di più che attuare un sistema preventivo efficace. Un piano decennale che consenta a chi vive in questa regione di sentirsi al sicuro. Ora come ora non ci riteniamo soddisfatti, con i continui tagli che vengono effettuati dal governo, non solo si perdono dei servizi che sono fondamentali per il cittadino, ma anche il diritto di essere protetto in caso di eventi naturali. Inoltre il processo di spopolamento della montagna non consente più la pulizia dei boschi, come facevano i nostri nonni. Bisogna riprendere questo sapere che si sta piano piano affievolendo, dobbiamo pensare in maniera differente, solo in questo modo potremmo trovare nuove difese per un territorio bellissimo che va curato». (c.bo)

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