Attenzione
«Vera lezione di vita è stata la solidarietà»
Il vescovo, che ha partecipato alla fiaccolata partita dal guado, ha invitato a ricostruire assieme
MULAZZO. Già c’era folla alle 20,30 al guado sul fiume Mangiola, che attende la costruzione del nuovo ponte dopo che nel 2011 è stata trascinata via dalla forza delle acque la struttura Bailey che a sua volta aveva sostituito il ponte devastato dall’alluvione del 2009. La gente è arrivata ieri sera a gruppi, dai paesi attorno a Mulazzo, per partecipare alla fiaccolata organizzata dall’amministrazione comunale, a un anno dall’alluvione del 25 ottobre.
La notte stellata che avvolgeva Mulazzo, era carica di speranza. La speranza della popolazione di non dover più subire la devastazione che ha colpito la Lunigiana esattamente un anno fa. Ma quella di ieri, al contrario di allora, è stata una notte tranquilla, senza nessuna fuga dalle case, senza visioni tragiche di allagamenti, di fango, di distruzione.
Mulazzo, come Aulla, guarda al futuro. E ieri sera, lungo il percorso partito dal guado, erano tutti muniti di candele in una processione-fiaccolata, che ha toccato i punti più critici in cui l’alluvione dello scorso anno ha causato i maggiori danni. E la fiumana, questa volta di persone, è arrivata fino al castello dove si è svolto il consiglio comunale straordinario, in ricordo dell’evento calamitoso.
Alla fiaccolata erano presenti anche amministratori e politici, fra cui Osvaldo Angeli presidente della Provincia, l’assessore di Pontremoli Manuel Buttini, Cesare Leri, Loris Rossetti, Riccardo Varese e altri. In testa al corteo il sindaco Claudo Novoa.
Forte la presenza religiosa: oltre al parroco di Mulazzo, don Sergio, è intervenuto il vescovo monsignor Giovanni Santucci. Entrambi hanno poi parlato nella chiesa di San Martino, in cima alla salita.
«L’alluvione ha messo in ginocchio il paese, ora bisogna lavorare tutti assieme per la ricostruzione del territorio», ha detto don Sergio.
E poi il vescovo: «In un attimo tutto è cambiato, tutto è sparito. Quella che però è comparsa è la solidarietà reciproca. E’ stata una grande lezione di vita. Tutto questo mi fa pensare che la cosa più preziosa non siano i beni materiali, ma la serenità. L’uomo non è fatto per essere schiavo della materialità, ma deve essere libero da essa. Invito la popolazione – ha concluso il vescovo – a esser unita, a ricostruire insieme come comunità. I beni distrutti si ricostruiscono, la salute si riacquista solo con un degenza più lunga».(c.b, c.c.)
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