Il Tirreno

Disoccupazione, io ti sfido Apro bottega e ricomincio

di Francesca Ferri
Disoccupazione, io ti sfido Apro bottega e ricomincio

Prosegue il viaggio de Il Tirreno nel mondo della ricerca del lavoro in provincia Le storie di Stefania, Alessandra e le altre che dal nulla hanno avviato un’attività

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MASSA. Stefania ha 42 anni e per rientrare nel mercato del lavoro ha riaperto il baule dei ricordi della sua infanzia, ha inforcato i ferri da calza e ha tirato fuori un’antica e mai sopita complicità femminile. Alessandra e Letizia, 29 e 24 anni, da cugine si sono ritrovate socie in affari e a quel punto neppure l’alluvione le ha fermate.

Tre donne, tre storie di riscatto e tenacia, di quelle che mandano in tilt le statistiche grigie sulla disoccupazione. Tre donne che il lavoro non lo hanno cercato: se lo sono costruito. Sono loro – insieme a Irene, Roberto, Deborah, le cui testimonianze sono raccolte in questa pagina – le protagoniste della seconda puntata che Il Tirreno dedica alle opportunità di lavoro sul territorio della provincia di Massa-Carrara. Dopo il dossier sulla formazione, pubblicato mercoledì scorso, ecco il capitolo della creazione d’impresa favorita dai fondi messi a disposizione dalla Provincia (si veda articolo a fianco). E sono le dirette interessate a raccontare la loro esperienza.

Stefania Ceragioli, 42 anni, casalinga fino a poco fa, ha aperto il negozio di lana e filati “Il filo dei desideri”, in via Pascoli a Massa. Ed è stato proprio il filo con la sua infanzia – a lavorare ai ferri le ha insegnato la nonna – a farle avverare il suo desiderio. «Ho aperto da due anni – spiega Stefania – dopo un periodo a casa. Prima lavoravo come impiegata nelle assicurazioni, poi sono arrivati due figli e ho smesso». La crisi, però, morde e uno stipendio in famiglia non basta. «Ho ricominciato a fare la stagione – spiega – ma a 40 anni puoi trovare da fare giusto la commessa e nemmeno quello. Dunque ho guardato le cose che sapevo fare. So cucinare ma un ristorante era troppo impegnativo. Quindi ho deciso di aprire un negozio di filati».

Stefania ha potuto accedere a un finanziamento a fondo perduto di quasi 15mila euro. «Con quei soldi – spiega – ho potuto gestire meglio anche i miei fondi, fare un po’ di pubblicità, avere un allestimento come si deve e, soprattutto, pagare un anno d’affitto». E, non meno importante, creare un piccolo “circolo della calza”. «Nel mio negozio – spiega – organizzo anche corsi gratuiti per imparare a lavorare a maglia e ho fatto un angolo con salottino dove un gruppo di persone viene tutti i giorni a fare la calza». Il lavoro non manca, a volte deve anche rinunciare a delle commissioni. «Ma tra tasse e contributi i costi sono esorbitanti e lo stipendio magro». Però tiene duro.

Così come Alessandra Valenti e Letizia Boschetti, due cugine che dopo mille lavori precari, contratti di apprendistato non rinnovati e porte chiuse in faccia, si sono ritrovate disoccupate insieme e, insieme, il lavoro se lo sono costruito su misura. «Grazie anche ai fondi della Provincia – spiega – a febbraio del 2011 abbiamo aperto nel nostro paese, a Filanda, comune di Aulla, “Casa dolce casa”, dove vendiamo articoli per la casa e bomboniere». Alessandra ha l’argento nella voce quando parla della sua “creatura”. Che ha dovuto nascere due volte. «A pochi mesi dall’inaugurazione – spiega – l’anno scorso l’alluvione ci ha allagato il magazzino e distrutto tutta la scorta. Però ce l’abbiamo fatta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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