Italia
Chiesto maxi risarcimento alle banche
Sette milioni di euro, questo il conto presentato dai clienti truffati. Dito puntato sul dolo omissivo degli istituti di credito
CARRARA. Sette milioni di euro di risarcimento. Ecco quanto le parti civili, 17 correntisti truffati, chiedono a due istituti di credito, il banco di San Giorgio e la Cassa di risparmio di San Miniato, coinvolti, come responsabili civili nel maxi processo che vede sotto accusa per truffa e falso un promotore finanziario, Bernardo Gatti e un ex direttore di banca, Roberto Manfredi.
Il pubblico ministero Vito Bertoni ha già fatto la sua requisitoria e chiesto a carico di Gatti, difeso dall’avvocato Andrea Lazzari, una condanna a 3 anni e otto mesi, ritenendolo colpevole dei due capi di imputazione, sia truffa che falso, per tutte le posizioni contestate. A carico dell’ex direttore di banca, Roberto Manfredi - assistito dal legale Alessandro Maneschi - il pm ha chiesto invece la condanna a 10 mesi di reclusione, ritenendolo colpevole di truffa e falso, ma solo per un episodio.
La chiamata in causa delle banche. Ieri sono stati tirate in ballo le responsabilità degli istituti di credito. L’avvocato Cesaretti, che rappresenta una delle 17 parti civili coinvolte nel processo, non ha usato mezze parole: «Le banche hanno perso l’occasione per dimostrare la loro serietà - ha dichiarato il legale - c’è una clamorosa responsabilità civile e nessuno, dai due istituti di credito, si è mai fatto carico di contattare i clienti truffati».
«Qui siamo di fronte a un “dolo omissivo” da parte delle banche: di fronte a un esercito marciante di truffe, andate avanti per due anni non c’è stata alcuna sentinella. Per tutti questi motivi c’è una chiamata di correità degli istituti bancari». «Questa vicenda è significativa - ha concluso la sua accalorata arringa l’avvocato Cesaretti - d’ora in avanti metterò i soldi sotto al mattone».
Un esercito di parti civili. In aula sono state depositate, una dopo ’altra le conclusioni dei legali delle 17 parti civili. Un esercito di correntisti rimasti coinvolti nella maxi truffa. E le cifre, emerse, sono davvero pesanti: si va dai 270 fino a 800mila euro e oltre.
I legali: gli istituti di credito non c’entrano. «Gli istituti di credito non c’entrano nulla con questa vicenda: Gatti non era più un promotore finanziario che lavorava per le banche, ma era stipendiato e socio di alcuni clienti che si sono poi costituiti parti civile».
Questo, in sintesi, quanto asserito dai legali degli istituti di credito. Che hanno chiesto l’assoluzione di Manfredi e rigettato le richieste delle parti civili.
I legali della Cassa di San Miniato non hanno presentato le conclusioni, di fatto auto revocando la costituzione di parte civile.
La vicenda. Una truffa da 2 milioni e 600mila euro. Un giro di soldi, per la compra vendita di titoli bancari che, nel 2005, è come sparito nel nulla. Una serie di denunce (più di una ventina). E, infine, il promotore finanziario, poi sospeso dalla Consob, Bernardo Gatti, e il direttore di banca, Roberto Manfredi, rimosso dal suo ruolo, finiti sotto accusa per truffa e falsificazione di documenti . La vicenda è esplosa nel 2005 con una raffica di denunce da parte di 24 clienti facoltosi che - stando a quanto emerso durante le indagini - si fidavano così tanto del promotore finanziario finito sott'accusa, da affidargli cifre sostanziose. E il professionista, a sua volta, portava lavoro e guadagno alle banche presso cui gestiva i flussi di denaro. In particolare al direttore del Banco di San Giorgio, poi trasferito alla Cassa di risparmio di San Miniato, finito sotto processo. Secondo l'accusa parte di quelle operazioni brillanti effettuate per conto dei clienti erano fatte solo sulla carta.
E quindi ai correntisti, nel corso degli anni, erano stati sì corrisposti interessi alti, ma nel frattempo il patrimonio sottostante si era volatilizzato. Il promotore e il direttore di banca sono stati accusati di truffa e falso in concorso.
Truffa perché l'uno quale intermediario, l'altro quale direttore, avrebbero ingannato i clienti, facendo credere che i soldi erano regolarmente investiti. Falso, perché avrebbero falsificato la documentazione che mostravano ai clienti. (a.v.)
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