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Vincoli paesaggistici Dopo settant’anni nuove regole in vista

Vincoli paesaggistici Dopo settant’anni nuove regole in vista

Su 400 aree toscane, 14 si trovano nella provincia apuana Fatta la catalogazione, si saprà se e cosa ci si potrà costruire

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MASSA. L’intera costa apuana e il monte Corchia a Montignoso; il castello Malaspina e il centro storico di Pontremoli; Campocecina, villa Fabbricotti e pure dodici pini sulla strada provinciale Massa-Avenza.

Sono alcuni dei 14 siti vincolati della provincia di Massa-Carrara (l’elenco completo è nella tabella in alto a destra) sui quali, finalmente, Regione e Ministero dei Beni e delle attività culturali diranno una parola chiara a proposito di cosa ci si può – o non ci si può – costruire, in che misura, con quali precisi limiti.

La Regione Toscana e il Mibac hanno sottoscritto, infatti, la prima intesa a livello nazionale sulla “vestizione” dei vincoli paesaggistici, vale a dire sulla disciplina d’uso e le prescrizioni delle aree vincolate per decreto. Un’anticipazione del piano paesaggistico «che offre certezze rispetto alla disciplina dei vincoli», hanno sottolineato l’assessore regionale al governo del territorio Anna Marson, il direttore generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee del Mibac Maddalena Ragni, e Isabella Lapi, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici.

Un punto fermo per cittadini e costruttori che arriva, in alcuni casi, dopo 70 anni di attesa. In tutta la Toscana le aree vincolate comprese nell’elenco sono 377, pari a circa il 20 per cento del territorio. Di queste, dodici sono state create in occasione di questa ricognizione mentre le altre sono state sottoposte a vicolo nel corso dei decenni scorsi fino a risalire agli anni Cinquanta.

Tra le aree che figurano nella provincia apuana, ad esempio, la zona delle cave di Monteverde a Carrara e la zona litoranea del comune di Massa sono vincolate con decreto ministeriale del 1952. Eppure, nonostante l’enorme lasso di lampo trascorso, a quanto pare non esisteva ancora una descrizione sistematica delle aree, una specie di “carta di identità” con riportati i caratteri peculiari (fisico-ambientali, storico-culturali, estetico-percettivi), gli elementi di valore paesaggistico, le dinamiche di trasformazione, gli elementi di vulnerabilità e i fattori di rischio per il paesaggio.

Il lavoro, andato avanti per due anni, è però sempre in corso d’opera. Le schede, infatti, non sono ancora tutte completate dunque, al di là della firma tra Regione e Ministero, bisognerà aspettare un po’ per capire, finalmente, che conseguenze comportano questi vincoli.

Francesca Ferri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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