Toscana
Riattivare il porta a porta priorità dell’Unione
Il presidente Cesare Leri spara sull’Aimeri nel consiglio dell’ente montano: assurdo che un’azienda con 3600 dipendenti non possa svolgere questo servizio
VILLAFRANCA. Ancora il caso Aimeri e l’emergenza rifiuti al centro del consiglio dell’Unione dei comuni. Una seduta accesa.
La mozione che i consiglieri Mastrini e Spadoni hanno presentato paventava l’ipotesi che la commissione ambiente potesse avere poteri di indagine, per far partire un’inchiesta che facesse luce sulla situazione. A fare da contraltare a questa mozione, quella del consigliere di maggioranza Di Meo, che chiede che la situazione sia risolta nel breve termine, per poter nuovamente garantire lo svolgimento delle funzioni di raccolta rifiuti, visto che «attualmente - afferma - la ditta ha difficoltà nel coprire il servizio, denotiamo un servizio ridotto durante l’arco della settimana. Se anche non ci fossero i pagamenti com’è d’obbligo contrattuale, bisogna che il servizio venga svolto.
Viene richiesto quindi che siano adottati tutti i mezzi possibili, anche dal punto di vista del proscioglimento del contratto, per far sì che siano ripristinate le funzioni di porta a porta e smaltimento degli Rsu». Il presidente Cesare Leri ha risposto: «Ci siamo molto meravigliati quando ci siamo accorti che una ditta con 3600 dipendenti e che opera su tutto il territorio nazionale non riesce a svolgere il servizio. Abbiamo avuto contatti con molti sindaci dalla Sicilia fino alla Brianza, ebbene anche loro sono nella nostra stessa situazione. L’importante per noi è che il servizio sia svolto in Lunigiana. Da maggio di quest’anno tutti i comuni che avevano una situazione debitoria con Aimeri hanno rapporti con Ifi Italia, a cui è stato ceduto il credito da Aimeri, contemporaneamente è stato messo in atto un piano di rientro. Non si può interrompere un servizio pubblico, useremo tutti gli strumenti giuridici che abbiamo a disposizione per dirimere questa empasse. Si potrebbe anche prendere in considerazione di sanzionare l’azienda».
Le due mozioni sono state poi votate, respinta quella della minoranza, accolta invece quella del consigliere Di Meo. La parola poi passa ai sindaci dei Comuni accusati dalla minoranza di aver generato il debito, ovvero Licciana, Bagnone e Villafranca. Il primo cittadino di Licciana, Enzo Manenti, espone la situazione: «Non ci si aspettava che si arrivasse a questi punti, il municipio versa 40mila euro al mese per pagare il servizio, quindi la ditta non può dire che in Lunigiana non si paga, dato che c’è stata la cessione del credito. Bisogna che i cittadini ricevano il servizio per cui pagano, si potrebbe anche teorizzare un rientro di crediti per il non svolgimento della funzione pubblica».
Anche Gianfranco Lazzeroni, sindaco di Bagnone respinge le accuse: «Attualmente l’amministrazione ha un debito di 160mila euro, rispetto ai 370mila precedenti, bisogna ragionare in ottica collettiva, non come singoli. Bisogna che il servizio porta a porta sia efficiente per giungere all’obiettivo del 60% di differenziata. Io rifuggo l’idea di una commissione di inchiesta, ma avanzo la proposta di un’osservatorio che monitori un così delicato servizio». Infine Pietro Cerutti: «L’attuale posizione debitoria di Villafranca è di 900 mila euro, attualmente abbiamo stretto un accordo con l’azienda per la risoluzione della stessa in 36 mesi, con un’esborso mensile di 25 mila. Lo stato delle nostre casse era compromesso, dovevamo pagare sia i debiti residui della Manutencoop che all’Aimeri. Attualmente la situazione è sotto controllo, ma denotiamo uno scarso servizio».
Cristiano Borghini
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