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Danno erariale, condannato il sindaco

Danno erariale, condannato il sindaco

La vicenda della causa di lavoro di Patrizia Bernieri: dovrà risarcire l’ente anche il capo di gabinetto

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MASSA. Il sindaco Roberto Pucci e il suo capo di gabinetto Massimo Bertozzi condannati per “danno erariale” dalla Corte dei Conti. Pucci e Bertozzi dovranno pagare allo stesso Comune di Massa 3.647 euro ciascuno per non avere “curato a dovere gli interessi finanziari dell’ente”. La sentenza riguarda una vicenda iniziata nel 2007 che coinvolge anche un terzo personaggio noto: Patrizia Bernieri, segretaria provinciale della Cgil ma anche dipendente di palazzo civico.

La Bernieri aveva fatto causa al Comune sostenendo che vi fossero state illegittimità e irregolarità in un concorso interno, che l’avrebbero danneggiata. Il giudice del lavoro diede ragione alla leader sindacale che ottenne un risarcimento di 46.900 euro. Contro questa sentenza di primo grado, il Comune aveva proposto appello, con un’istanza di sospensione della sentenza. La Corte di Appello di Genova respinse però la sospensiva e, a quel punto, palazzo civico decise di rinunciare al ricorso e definì la controversia con la Bernieri in cui, tra l’altro, si compensavano le spese legali del secondo grado. Ebbene, secondo la procura della Corte dei Conti, il danno erariale sta proprio lì: il Comune avrebbe dovuto chiedere alla controparte almeno le spese del proprio legale e non accettare tutte le sue richieste. Insomma, dicono i giudici della magistratura contabile, sindaco e capo di gabinetto non avendo chiesto quelle spese, “non ha adeguatamente tutelato, con colpa grave”, gli interessi erariali dell’ente.

Ma la sentenza della Corte aggiunge altro: nel dibattimento è emerso che, dopo la sentenza di primo grado, il dirigente del settore Personale e un parere pro-veritate chiesto a un legale avevano prospettato l’opportunità di ricorrere in appello. Dunque, la procura ha contestato al Comune la decisione di rinunciare al ricorso dopo il no di Genova alla sospensiva parlando di illogicità del comportamento dell’amministrazione che pur avendo acquisito un parere sulla fondatezza dell’impugnazione, poi non la fa. Preferendo la transazione e pagare il risarcimento. (c.f.)

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