Il Tirreno

sos in commissione: dai supermercati meno merce

La crisi colpisce anche la mensa Caritas

La crisi colpisce anche la mensa Caritas

CARRARA. La crisi impera, gli acquisti calano e anche la mensa della Santissima Annunziata di Marina di Carrara paga pegno. Anche qui infatti le provviste sembrano scarseggiare e mentre i bisognosi...

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. La crisi impera, gli acquisti calano e anche la mensa della Santissima Annunziata di Marina di Carrara paga pegno.

Anche qui infatti le provviste sembrano scarseggiare e mentre i bisognosi aumentano e i turni per servire i pasti diventano addirittura tre con una media che va dagli 80 ai 110 al giorno, la grande distribuzione non riesce più a fornire gli alimenti che forniva prima.

La causa? Gli acquisti della clientela diminuiscono, di conseguenza diminuiscono anche gli ordini di merce che, alla fine non avanza più. Il risultato è che gli stessi supermercati del territorio non hanno più avanzi di magazzino da poter distribuire alla Caritas che, malgrado gli sforzi dei volontari che cucinano e servono ai tavoli, si trova senza materia prima: il cibo.

La problematica è emersa in commissione consigliare sociale e sanità dove il Presidente Carlo Boni, per martedì prossimo, ha annunciato una visita alla struttura oltre che l’intenzione di scrivere una lettera ad ogni supermercato del territorio. Dalla discussione i consiglieri lanciano soluzioni: c’è chi si trova in accordo con la proposta della dirigente Daniela Tommasini che porta all’attenzione quella che sarebbe una richiesta proveniente dalla mensa stessa: regolare in qualche modo l’accesso dei fruitori del servizio per scoraggiare chi se ne approfitterebbe pur non avendone un bisogno estremo: «Questo accade presso molte altre mense del territorio nazionale - sottolinea Tommasini - e da Marina di Carrara la richiesta di porre dei limiti ci è pervenuta».

Ma sono anche tanti coloro che non condividono questa soluzione: «Il problema non è solo quella del cibo ma anche quella degli spazi - afferma Federico Bonni, lui stesso volontario alla mensa e rappresentante del Movimento 5 Stelle - e non so neppure quanto potrebbe essere opportuno mettere dei paletti per gli accessi».

Entrare nella sfera privata di chi comunque accede ad un servizio tanto primario insomma, questo costituirebbe un problema per molti consiglieri che sottolineano anche quanto le nuove povertà starebbero toccando drammaticamente categorie in passato immuni a tanta povertà, primi fra tutti i pensionati che, con la minima, dopo aver pagato bollette ed eventuali affitti non riescono più a far fronte alle altre spese primarie come quelle riguardanti il cibo. Neppure provvedere soltanto alla somministrazione di un primo parrebbe una soluzione condivisibile, dato che per qualcuno quel primo costituirebbe il primo e l’unico pasto.

«Ampliare la struttura usufruendo del capannone adesso utilizzato dal comitato del Carnevale - suggerisce Boni - potrebbe non solo aiutare a razionalizzare le spese diminuendo i turni, ma farebbe risparmiare anche gli 80mila euro previsti per l’allargamento della struttura».

Per Claudia Bienaimé (Idv) e Federico Bonni (M5S) infine, una soluzione potrebbe essere anche quella di devolvere il 10% del gettone di presenza di ogni consigliere: «Si raggiungerebbe una cifra pari a 12 mila euro l’anno - afferma Bienaimé - mille euro al mese in più non sono pochi, aggiunti poi ai 25 mila che ogni anno versa il Comune».

Barbara Monaco

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa