Il Tirreno

«I nostri morti sono stati dimenticati»

di Fabrizio Palagi
«I nostri morti sono stati dimenticati»

La figlia di Enrica Pavoletti: solo dalla Liguria la promessa di un risarcimento La famiglia di Claudio Pozzi: un anno di silenzio, al dolore si aggiunge rabbia

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AULLA. Enrica Pavoletti e Claudio Pozzi morirono quasi nello stesso momento in quel tragico pomeriggio di acqua e fango, il 25 ottobre 2011. Lei aveva 78 anni, lui 59: due vittime causate da una catastrofe che, solo per puro caso, non ne provocò tante altre dato che le strade di Aulla, a quell’ora, erano ancora piene di gente malgrado la pioggia che imperversava su tutta la Lunigiana.

Via Resistenza e viale Lunigiana corrono in parallelo al Magra e, dopo la rottura dell’argine, a nord della città, furono sommerse da metri d’acqua e fanghiglia.

Enrica Pavoletti morì proprio in via Resistenza, mentre era in auto ad attendere il figlio, Graziano Fiorentini, salito dal medico di famiglia proprio per conto dell’anziana madre. L’onda travolse tutto e tutti e, inutilmente, il figlio tentò di soccorrere Enrica.

Claudio Pozzi morì poche decine di metri più avanti, intrappolato nel garage di casa, un condominio di via Resistenza, dove era sceso per tentare di salvare qualcosa dalla furia delle acque. L’uomo viveva accanto alla moglie, Catia Giromini, dalla quale aveva avuto la figlia Simona, trasferitasi poco distante con la propria famiglia.

Enrica Pavoletti invece abitava nella frazione aullese di Valenza, proprio assieme al secondogenito, Graziano; gli altri due figli, Simonetta e Maurizio risiedono poco distanti con le rispettive famiglie.

Enrico e Claudio rappresentano il tributo di sangue pagato da Aulla all’alluvione.

A un anno di distanza, il ricordo dei congiunti, frammisto all’amarezza di chi, funestato negli affetti famigliari, è tuttora alle prese con la burocrazia che blocca tutto, giustizia e risarcimenti compresi.

La famiglia di Enrica Pavoletti si è affidata agli avvocati Francesco Persiani e Michela Biasini, entrambi del Foro di Massa, mentre quella di Claudio Pozzi è tutelata dal legale Paolo Masseglia della Spezia.

«Tutto è fermo - dicono all’unisono i tre avvocati - dato che adesso si aspetta solo le mosse della Procura. Le indagini sono state eseguite, i periti ascoltati e quindi dovrà essere deciso quale passo intraprendere quando scocca ormai un anno dall’alluvione».

Questo l’aspetto legale della doppia tragica vicenda.

Per quanto concerne invece quello umano, l’anno trascorso da quel maledetto martedì non è stato certo sufficiente a rimarginare le ferite.

Graziano Fiorentini ha poca voglia di ricordare e si limita solo a dire che ha ancora davanti agli occhi la mamma all’interno dell’auto portata via dalla travolgente furia dell’acqua. «Ho cercato di intervenire quando, dopo essere sceso di corsa in strada, ho capito cosa stava succedendo. Ma tutto è stato inutile: l’auto e la mamma sono state spazzate via in un attimo e io stesso sbattuto contro un muro dove sono rimasto intrappolato dalle cose che trasportava l’acqua».

La sorella, Simonetta, ricorda invece che quel pomeriggio la mamma le aveva telefonato per dirle che forse sarebbe andata ad Aulla dal medico, accompagnata dal figlio. «Le ho detto che il tempo era brutto e perciò di restare a casa - racconta Simonetta - e lei in un primo momento pareva darmi ascolto, poi ha deciso di andare. Era proprio destino. Mio fratello è rimasto segnato per sempre dato che, vivendo assieme alla mamma, le era particolarmente affezionato».

Poi l’amara constatazione: «Siamo stati dimenticati dalle istituzioni della nostra provincia e regione. Pensate che l’unico messaggio di conforto economico lo abbiamo ricevuto dalla segreteria della Regione Liguria: ci hanno detto di averci inserito nel piano di aiuti destinato alle vittime dell’alluvione e perciò ci sono stati promessi 15mila euro di cui, per la verità, non abbiamo ancora visto un centesimo».

Constatazione amara, si è detto, perchè queste famiglie, oltre al dolore di aver perso uno stretto congiunto, hanno avuto notevoli spese.

Un’altra famiglia versa ancora lacrime. È quella che Claudio Pozzi ha lasciato attorno alle 18,30 del 25 ottobre 2011.

La vedova, Catia Giromini, è ancora sconvolta e non ha voglia di parlare dato che, dice, al dolore si unisce la rabbia per essere stati dimenticati.

«Ricordo ogni momento di quel pomeriggio - si limita a dire Catia Giromini - specialmente quando mia figlia Simona e io cercammo di far desistere Claudio dal scendere in garage. Poi tutto è successo in un attimo. Mio marito è sceso nello scantinato del condominio quando ha visto l’acqua salire, pensando di fare in tempo a sistemare qualcosa, ma non ha fatto in tempo dato che l’onda è arrivata all’improvviso. Infatti nessuno poteva immaginare cosa davvero stesse succedendo in quei momenti. Un istante che ha segnato per sempre la mia via e quella di mia figlia, ma anche la nostra nipotina, molto affezionata al nonno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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