Il Tirreno

Guidava col cellulare multato e graziato dal giudice di pace

di Alessandra Vivoli
Guidava col cellulare multato e graziato dal giudice di pace

La guerra delle contravvenzioni, e dei ricorsi, continua La comandante dei vigili: dobbiamo far rispettare il codice

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CARRARA. C’è chi è stato sorpreso alla guida con il cellulare all’orecchio. Ma, per un errore nella stesura del verbale (seppure corretto in una successiva notifica) si è visto annullare la multa.

Chi, con il camion ha sforato i limiti di carico: anche in questo caso sanzione cancellata. E, infine pure chi guidava con l’assicurazione scaduta, ed è stato graziato dopo aver avuto la contravvenzione.

Continua il braccio di ferro fra la polizia municipale e il giudice di pace per la cancellazione delle multe.

Sono degli ultimi due mesi altre quattro costituzioni in giudizio del Comune (con altrettante delibere di giunta) proprio in appello alle sentenze emesse dai giudici che, di fatto, hanno annullato le sanzioni.

Insomma i ricorsi contro le multe, da parte degli automobilisti, continuano a fioccare. E il comando della Polizia municipale non sta a guardare.

«Non è che facciamo appello per i divieti di sosta - ci tiene a fare chiarezza la comandate della Polizia municipale Paola Micheletti - Ma ci muoviamo solo nel caso in cui ci viene dato torto su questioni rilevanti e di principio, quelle che, una volta che vengono “abbonate”, finirebbero per condizionare anche il nostro operato futuro».

Insomma da parte della comandante dei vigili vengono rivendicati i ricorsi in appello, con la costituzione dell’amministrazione comunale.

«Lo ribadisco: possono esserci vizi nella procedura, ma non deve passare la linea per cui si può stare alla guida della macchina con il cellulare, o che si possa andare un giro con l’assicurazione scaduta, tanto per parlare degli ultimi ricorsi - afferma - E per questo che, nel pieno convincimento di dover fare rispettare il codice della strada non possiamo che fare appello nei confronti delle sentenze dei giudici di pace».

Insomma una questione di principio. E un braccio di ferro che, a colpi di appello, parte da lontano, da tutta una serie di contravvenzioni annullate dallo stesso giudice di pace, la dottoressa Francesca Maggio. Ma da ultimo il Comune ha fatto appello anche per una sentenza del giudice Rino Tortorelli. Una guerra delle contravvenzioni a distanza che assume un significato particolare in un momento in cui il Comune è obbligato a fare i conti con un bilancio sempre più risicato: insomma costituirsi in appello, a fronte di multe anche di “soli” 30 o 40 euro costa. I precedenti sono tanti: dal centauro che sfrecciava a 100 all’ora, ben oltre il limite di velocità («Ma l’autovelox forse non era tarato bene»). A quello che ha bruciato lo stop («Voleva solo avere una maggiore visibilità»). O non si è fermato al semaforo rosso («Perché i vigili dovevano tener conto che era forestiero»). Automobilisti indisciplinati, multati e “graziati” dal giudice di pace. Il Comando dei vigili e il Comune però non ci stanno, e ricorrono in appello.

E la battaglia delle multe sembra proprio destinata ad andare avanti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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