Italia
«Tambura, un traforo sciagurato»
Italia Nostra scrive alla Regione: in pericolo il bacino idrico e le grotte carsiche
MASSA CARRARA. Un progetto sciagurato, da bocciare, il traforo del monte Tambura per collegare la Garfagnana, partendo da Vagli, alla via dei marmi a Carrrara. Il presidente regionale di Italia Nostra, ingegner Antonio Dalle Mura ha scritto al presidente della Regione Enrico Rossi, ai presidenti delle province di Massa e di Lucca e a tutti gli enti interessati per ribadire il no alla costruzione della faraonica opera (costo 550milioni in sette anni) che prevede gallerie e viadotti su un percorso di 20,8 km.
»Il disegno così pervicacemente inseguito da Altero Matteoli (quando era Ministro), dal Sindaco di Carrara Angelo Zubbani e dal Sindaco di Vagli Mario Puglia, sembra aver fatto qualche passo avanti (anche se, fortunatamente, non decisivo): ha avuto il parere favorevole dell'Anas. Non è però previsto, a quanto ci risulta, nel Piano Regionale Integrato dei Trasporti».
Italia Nostra spara contro una strada che, tra l’altro, sul versante massese, sbucando a Forno dovrebbe correre su viadotti fatti su terreni soggetti a frane.
«La galleria attraverserebbe la zona speleologicamente più importante d'Italia: un sistema carsico profondo, che si estende sotto la Carcaraia e il Roccandagia. Pozzi, abissi che si sprofondano per mille metri e più, fiumi e laghi sotterranei. 150 sono le cavità censite dal Catasto Grotte della Regione Toscana sotto la Tambura - dice Dalle Mura - E qui, è la più grande sorgente idropotabile della Toscana, i cui equilibri verrebbero sconvolti con effetti, in confronto ai quali, quello che è accaduto nel Mugello potrebbe sembrare quasi irrilevante.E l'opera verrebbe realizzata in 7 anni da privati il cui finanziamento verrebbe da nuove concessioni di escavazione: 10 a Vagli e 22 a Carrara. 500 mila i metri cubi di marmo estratto. La Tambura si trasformerebbe così in un'enorme cava, congiungendo gli agri marmiferi garfagnini a quelli carrarini.
Questo disastro, in moneta, costerebbe 550 milioni di euro: 5 volte più di quanto Matteoli prevedeva appena 3 anni fa.
Speriamo che il buon senso, le norme del buon governo e il rispetto per le popolazioni e per l'ambiente prevalgano e che ci salvino da questa sciagura».
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