Sicurezza
Meteo, un convegno ricordando l’alluvione
Giovedì a villa Undulna esperti del settore climatico parleranno di previsioni e protezione civile
MONTIGNOSO. Individuare strumenti per la prevenzione di catastrofi naturali e la tutela del territorio e della popolazione. Sarà questo l’obiettivo del “I convegno di Meteorologia, Biometeorologia e Protezione civile”, organizzato dal “Servizio Meteo Tirreno Carrara” e che si terrà giovedì a Villa Undulna, al Cinquale, a partire dalle 9,30 fino a tardo pomeriggio. Un evento che cade proprio nel giorno del primo anniversario dell’alluvione in Lunigiana. Interverranno importanti figure del mondo universitario, medico e istituzionale. Fra i personaggi attesi – anche se la sua presenza non è confermata –Franco Gabrielli, capo dipartimento nazionale Protezione civile. Interverranno poi Antonio Verga, amministratore delegato del centro Epson Meteo, Maria Letiza D’Errigo, dermatologa che illustrerà i danni cutanei causati dagli aspetti climatici, e tanti altri.
«Lo scopo di questo convegno – spiega Niccolò Bruni, responsabile IT del Servizio Meteo Tirreno - era quello di unire le forze fra diversi ambiti e categorie per tutelare il territorio. Noi, come Servizio Meteo, siamo nati subito dopo l’alluvione del 2003 a Carrara. Abbiamo installato nove stazioni – sette a Carrara, una in Lunigiana e una mobile – che monitorano in tempo reale il meteo. Ma questo non basta per tutelare realmente un territorio. C’è bisogno di sinergia. Da qui, la decisione di fare questo convegno». Il clima in diverse sfaccettature sarà quindi il filo conduttore di questa giornata. Tema più che mai sentito, questo, in un periodo di stravolgimenti climatici e catastrofi naturali. Ancora di più nella provincia, vittima da sempre di alluvioni devastanti come quella che ha devastato l’anno scorso la Lunigiana causando morti e ingenti danni.
«Non è facile fare previsioni. – commenta Vincenzo Cavarra, coordinatore di Servizio Meteo – Oggi ci sono strumenti sempre più sofisticati che permettono di prevedere precisamente, tramite calcoli matematici, quando una precipitazione arriva in un determinato territorio. Ma non si può capire tramite satellite precisamente quanto sia la sua portata d’acqua. E soprattutto, può succedere che il vento cambi direzione di anche solo qualche grado: questo sposta la precipitazione di kilometri. Ed ecco che le previsioni sembrano fasulle”. “Il rischio – continua Bruni – è che si crei un finto allarmismo e di conseguenza una sfiducia nelle previsioni. Quello che si può fare per migliorare è interpretare i dati del satellite con quelli locali (delle nostre stazioni) in modo da ottenere previsioni più precise. In ogni modo speriamo di ottenere grandi risultati da questo convegno”.
Melania Carnevali
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