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Quella cava va chiusa anzi, la autorizziamo

Quella cava va chiusa anzi, la autorizziamo

MASSA. Il venerdì il Comune chiede di chiudere le cave di Padulello-Biagi a Piastramarina; il venerdì successivo, autorizza la società concessionaria di quella stessa cava a estrarre marmo. Un caso...

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MASSA. Il venerdì il Comune chiede di chiudere le cave di Padulello-Biagi a Piastramarina; il venerdì successivo, autorizza la società concessionaria di quella stessa cava a estrarre marmo. Un caso di schizofrenia politico-amministrativa?

Succede questo: la giunta municipale, con una delibera di indirizzo datata 5 ottobre (era venerdì)chiede alla Regione e al Parco delle Apuane di modificare « previa nuova perimetrazione, le zone «contigue di cava all’interno del Parco Regionale delle Alpi Apuane escludendo da tali aree il bacino estrattivo di Piastramarina, versante massese, nello specifico le cave denominate Padulello, Biagi e Piastramarina, per il loro alto valore paesaggistico e ambientale». La giunta Pucci, insomma, chiede alla Regione e all’ente Parco che quelle cave, che sono all’interno del Parco, vengano fermate. Come? Riclassificado la zona in cui si trovano come zona in cui non è permessa alcuna attività estrattiva.

Sette giorni più tardi (il venerdì succesivo), però, la stessa amministrazione civica emette una determinazione dirigenziale con cui viene approvato il piano di coltivazione delle cave Padulello-Biagi presentato dalla società Sermattei Srl di Pietrasanta. Cioè: mentre sindaco e assessori spingono per la chiusura di quelle cave, il settore Ambiente autorizza – sia pure con una serie di vincoli e limitazioni – la ripresa dell’attività estrattiva in quelle stesse cave. Una contraddizione clamorosa, un caso di dissociazione politico-burocratica davvero poco comprensibile.

A ben guardare, però, il dissidio è solo apparente. Il fatto è che l’autorizzazione della dirigente del Comune è, per così dire, “un atto dovuto”. Esso arriva, infatti, dopo i pareri favorevoli formulati da Sovrintendenza, Provincia, Asl, Arpat e dallo stesso Parco delle Apuane che, ognuno per le proprie competenze, aveva dato il via libera alle cave. Il Comune, dunque, preso atto di quei pareri e preso atto “che i siti di cava in questione ricadono in aree interne al Parco in cui è permessa l’attività di estrazione”, ha rilasciato il suo sì. In altre parole: la cava che nessuno vuole può lavorare. E per fermarla non c’è che la strada della modifica ai confini del parco.(c.f.)

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