Attenzione
Il presidente Varese contrattacca: la Sds non è un carrozzone
«La società della salute garantisce servizi e risparmi, mi auguro che il presidente della Regione ci ripensi»
AULLA. «Qualche tempo fa avevo definito provocatoriamente la Società della Salute della Lunigiana “un carrozzone che funziona”. Ora è bene che si sappia che il termine “carrozzone” va affibbiato ad altri enti, non certo alla SdS Lunigiana».
Ormai pare assodato che le Società della Salute chiuderanno i battenti, ma il presidente della SdS Lunigiana, Riccardo Varese, non ci sta e difende a spada tratta l’ente che presiede. Varese prende le mosse dai numeri per affermare che nel 2011 la SdS Lunigiana «non era in deficit, anzi aveva un attivo di due milioni e 376mila euro. Sono stati il buco dell’Asl n. 1 di Massa-Carrara e i tagli subiti dallo Stato centrale a fare sì che attualmente la SdS Lunigiana sia sotto di 311mila euro. Ci sembra, però, che se raffrontata con altre realtà, questa cifra – prosegue Varese – sia assolutamente sostenibile, ma, purtroppo, pare che la demagogia stia prendendo definitivamente il sopravvento e abbia contagiato, non solo fette consistenti dell’opinione pubblica, ma anche parte del consiglio regionale della Toscana».
Infatti, secondo Varese, «la verità è che le Società della Salute consentono di risparmiare, altro che sprechi, e così è in Lunigiana. Innanzitutto a beneficiare del nostro lavoro di sostegno alle disabilità, alla non autosufficienza, alle fragilità che attanagliano in misura sempre maggiore le fasce più deboli della popolazione, anziani in primis, sono i Comuni, che sarebbero costretti ad occuparsi del sociale direttamente con la chiusura delle SdS. Infatti, proprio a proposito dell’integrazione dei servizi socio – sanitari, nel caso in cui la SdS Lunigiana dovesse chiudere, l’obiettivo dell’integrazione andrebbe perduto e i costi lieviterebbero con il ritorno della gestione dei servizi sociali in carico ai Comuni. Quindi, integrazione significa risparmio».
A questo punto, il presidente della SdS Lunigiana lancia un messaggio sibillino: «Il problema, però, è che la macchina della propaganda lavora incessantemente e non vorremmo essere diventati una sorta di agnello da sacrificare sull’altare delle ambizioni politiche di qualcuno. Inoltre, la mia carica di presidente è a costo zero, mentre il direttore, ingiustamente nel mirino, è stipendiato dall’Asl e, non avendo il doppio incarico, non costa un solo euro in più». E visto che si è fatto cenno ai tagli subiti, Varese li elenca tutti: «660mila euro in meno dal fondo sulla montanità e totale azzeramento del fondo sanitario nazionale, che ci garantiva ben 800mila euro; a queste cifre vanno poi aggiunti un milione e 700mila euro già accantonati e cancellati in conseguenza del buco milionario dell’Asl. Nonostante questi tagli, abbiamo attivato nuovi servizi per un totale di un milione e 308mila euro: centro per anziani di Pognana di Fivizzano; apertura Rsa e casa famiglia per pazienti affetti da patologie psichiche di Bagnone; cure intermedie; modulo stati vegetativi alla Rsa di Pontremoli».
Varese confida, comunque, nel presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, augurandosi che «non voglia rinnegare le SdS, visto che è stato proprio lui, quando era assessore regionale alla sanità, a volere con forza la creazione di un ente fra i più innovativi, che persegue e ha realizzato l’integrazione dei servizi sociali con i servizi sanitari sul territorio. Ma non c’è solo questo. C’è il fatto che con la chiusura delle SdS, le famiglie che hanno un anziano non autosufficiente o un disabile in casa si troverebbero in grosse difficoltà e dal punto di vista occupazionale il disastro è assicurato».
Infine, il presidente della SdS Lunigiana afferma di non volere polemizzare con l’assessore Bernardi del Comune di Carrara, «ma viste le sue dichiarazioni, evidentemente non sa bene come funziona e che cos’è la Società della Salute».
Gianluca Uberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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