Attenzione
«Il disastro non fu causato dalla pioggia»
Parla il procuratore capo Giubilaro: ci sono delle responsabilità, la giustizia non ha dimenticato i parenti delle vittime
AULLA. «Sì, mi sento di dire una cosa ai familiari delle vittime dell’alluvione di Aulla. Quello che voglio che sappiano è che, a quasi un anno da quel tragico evento, la giustizia non si è dimenticata di loro. Non è che una volta finita la spinta emotiva di chi ha visto un paese distrutto e due vite strappate dall’acqua e dal fango, quella vicenda sia stata considerata da me e dai colleghi un capitolo chiuso. No, non è affatto così. E a giorni io e la dottoressa Rossella Soffio concluderemo le indagini».
A parlare, a una settimana dall’anniversario dell’alluvione che il 25 ottobre scorso ha colpito al cuore Aulla, e portato via due vite, quella di Erica Pavoletti, 78 anni, e di Claudio Pozzi, 62 anni, è il procuratore capo Aldo Giubilaro.
Giubilaro fa il punto della situazione e proprio lui, che nei giorni dell’alluvione è stato sempre in prima linea, dimostrando anche una grande partecipazione emotiva all’evento che ha sconvolto la Lunigiana, manda un messaggio ai familiari. E annuncia anche un risultato importante che le indagini hanno già raggiunto: le responsabilità per la devastazione di Aulla ci sono eccome. Non è stata solo colpa dell’evento eccezionale dal punto di vista meteo.
«Il disastro dell’alluvione: non è riconducibile solo alla pioggia». Il procuratore capo parla con calma. Con il tono di chi le conseguenze di quel fiume di fango che ha distrutto case, allagato negozi, e mietuto due vittime, le ha viste in prima persona. Giubilaro ad Aulla c’era subito dopo che quello tsunami ha colto di sorpresa, e lasciato sotto choc, un paese intero. Ha sorvolato la zona con l’elicottero, per guardarlo negli occhi quel fiume denso e limaccioso che ha coperto tutto: appartamenti interi, supermercati, negozi e vetrine, mettendo in ginocchio l’economia del cuore della Lunigiana.
E il procuratore capo era lì, ad Aulla, anche per i funerali delle vittime dell’alluvione.
Adesso, quando parla delle indagini lo fa con l’emozione di chi ha vissuto in prima persona la tragedia di una comunità. Ma anche di chi sta facendo di tutto per accertare le responsabilità di quanto è successo.
Ora, per la prima volta, Giubilaro si sbilancia.
«Non è affatto vero che il disastro causato dall’alluvione sia riconducibile alla pioggia. Questa è una grande sciocchezza».
Insomma qualcuno ha delle colpe. Le responsabilità per «tutta quella distruzione»,come la chiama Giubilaro, ci sono.
Ma il procuratore non va oltre. E alla domanda diretta: «Chi ad Aulla non dormirà sonni tranquilli in questi giorni, visto che vi state avviando alla conclusione delle indagini?» Risponde così: «Chi non dormirà per nulla saremo io e la dottoressa Rossella Soffio, che è contitolare di questa indagine. Noi, infatti avremo da studiare ancora parecchie carte e vogliamo farlo in tempi stretti per concludere tutto. E tirare le nostre conclusioni».
Il procuratore ai familiari delle vittime: non vi abbiamo lasciato soli. Aldo Giubilaro, ad una settimana dall’anniversario dell’alluvione comincia con un’ammissione.
«I tempi della giustizia non sono stati rapidissimi - dice - E, apparentemente per chi è coinvolto in questa vicenda, perché vi ha perso i propri cari, questi tempi possono sembrare troppo lunghi. Ma, e su questo voglio essere chiaro, è per fare le cose perbene che abbiamo voluto fare le indagini più approfondite possibile, chiedendo anche una consulenza tecnica».
«Quello che abbiamo cercato sono le prove penali - continua - abbiamo voluto individuare le cause che, oltre alla pioggia, possano aver provocato quel tale disastro».
Il procuratore capo entra nel tecnico.
«Abbiamo dovuto rifare una sorta di film dell’alluvione e del comportamento di tante persone coinvolte nell’accaduto - spiega - Poi abbiamo individuato le scende dove si sono ravvisati i reati e, come terzo passaggio, abbiamo dovuto risalire a chi ha commesso i reati. Insomma un lavoro complesso che abbiamo svolto con la maggiore accuratezza possibile e che ci è costato tempo».
E, proprio sui tempi, Giubilaro lancia un messaggio ai familiari delle vittime.
«Voglio dire ai parenti delle vittime che non li ho lasciati soli - spiega - Non sono come qualche politico che promettere tutto a tutti e poi se ne dimentica. Io ho promesso ai parenti che avrebbero avuto giustizia. Che se qualcuno aveva fatto qualcosa di sbagliato lo avremmo scoperto. Ed è proprio quello che abbiamo fatto. O meglio che stiamo facendo visto che solo a giorni potremo dichiarare concluso il nostro lungo lavoro».
«La relazione dei tecnici è stata fondamentale». Una consulenza tecnica racchiusa in due tomi. E in due scatoloni di allegati. Un lavoro imponente che, assicura il dottor Giubilaro: «È stato fondamentale per le indagini».
«Ci siamo affidati, come Procura, a tre professionisti illustri: l’ingegner Giovanni Meduni, che era vice di Bertolaso quando era capo della Protezione civile, l’architetto Carlo Chiodini e l’ingegner Riccardo Forti. E questi professionisti si sono rivelati anche persone splendide che hanno lavorato in maniera davvero egregia e che oggi mi sento di ringraziare profondamente per tutto quello che hanno fatto».
E, proprio dalla relazione dei tecnici chiamati come consulenti della Procura, è arrivata la conclusione più importante. «Quella tragica alluvione non è stata causata solo da una pioggia eccezionale - afferma Giubilaro - E questo ora possiamo dirlo. Affermare che quel fiume di fango e distruzione sia riconducibile all’eccezionalità di un evento meteo, alla luce delle indagini e della relazione dei tecnici, sarebbe una mera sciocchezza».
Insomma qualcuno ad Aulla ha sbagliato. Presto sapremo chi.
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