Sicurezza
Una variante edilizia finisce nel mirino
La relazione: nel 1991 venne dato l’ok all’innalzamento del tetto e alla copertura in cemento armato
CARRARA. Due concessioni edilizie e una variante sono finite al centro del processo Politeama. E non è escluso che - e questa sarebbe la novità dell’ultima ora - si possa allargare la cerchia della responsabilità in merito al crollo del 2008.
Una variante nel mirino. Il consulente della Procura ha ripercorso la storia del Politeama partendo dalle concessioni edilizie.
«La prima è del 1989 per opere di ristrutturazione - ha ricordato - Ma quella che cambia le cose è la variante del 1991 che, di fatto, sposta la linea di colmo e prevede una copertura in cemento armato e volumi ulteriori, ma non quotati, del tetto. Dopo questa variante, presentata al Genio civile, ma non alla Sovrintendenza, venne rinnovata la concessione, nel 1992 per tre anni».
«Fu realizzato il famoso progetto dell’architetto Silvestro Telara per cui poi- ha proseguito Morelli - nel maggio del 1994, dopo il sopralluogo dei vigili urbani, venne emessa un’ordinanza di sospensione dei lavori. Proprio l’architetto Telara un mese dopo, presentò una variante al Genio civile, che in realtà doveva essere una sanatoria, per opere già realizzate. Fra cui la copertura in cemento armato e l’innalzamento dei colmi. Si disse, allora, che la nuova copertura non aveva aumentato i carichi: ma non è vero e avrebbero dovuto dimostrarlo che i carichi erano invariati». «Qual’è la concessione che ha inciso di più sull’aumento dei volumi del Politeama?» Ha chiesto il giudice Ferri al consulente della Procura. «Quella del 1991» ha risposto l’ingegner Morelli.
L’allarme del comitato per la difesa del Germinal. Le preoccupazioni per quella massiccia copertura realizzata sul tetto del Politeama c’erano eccome. Già prima che il Comune ne dichiarasse l’indemolibilità, accogliendo la famosa richiesta della Caprice, del febbraio 2004, finita al centro dell’udienza fiume di ieri in tribunale.
A dichiararlo è il consulente della Procura Morello Morelli.
«Di segnalazioni ce n’erano già stata parecchie -ha ricordato l’ingegner Morelli davanti al giudice Ferri - e il Comune ne era a conoscenza».
E l’ingegner Morelli cita un documento in particolare.
«Il 18 novembre del 2002, due anni prima il procedimento del Comune che ha accordato la non demolizione degli abusi - ha spiegato il consulente della Procura, c’è stato una segnalazione precisa del comitato per la difesa del Germinal. Venne inviata al Genio civile, al sindaco di allora e alla protezione civile: si esprimeva grande preoccupazione per la situazione del Politeama, soprattutto dopo quanto avvenuto qualche mese prima (ottobre 2012) a San Giuliano di Puglia dove, a seguito di un crollo, persero la vita 27 bambini e una maestra».
«In quel documento del Comitato per la difesa del Germinal - ha continuano l’ingegner Morelli -Si evidenziava come pericolosa la situazione del Politeama e si richiedeva un intervento per demolire la copertura in cemento armato e ripristinare il vecchio sottotetto originale a archi e mattoni».
«Tutto questo - ha concluso Morelli - per mettere in luce che la preoccupazione, per quelle opere abusive realizzate al Politeama c’erano, e molto prima che poi si verificasse il crollo del 2008». Proprio quello al centro dell’attuale processo.
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