Il Tirreno

«Il crollo del Politeama poteva essere evitato»

di Alessandra Vivoli
«Il crollo del Politeama poteva essere evitato»

Relazione choc del consulente tecnico della Procura Morello Morelli «Abusi da demolire, ma gli uffici comunali hanno agito con superficialità»

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CARRARA. «Il disastro del 2008 all’interno del Politeama poteva essere evitato. Gli uffici comunali non hanno fatto le verifiche necessarie». A dirlo, in una lunga relazione davanti al giudice Cosimo Maria Ferri e al pm Alberto Dello Iacono, è l’ingegner Morello Morelli, consulente della Procura nel processo Politeama.

Il consulente: quel disastro poteva essere evitato. Per la prima volta, in aula, si entra nel merito e viene tirata in ballo la responsabilità dei due dipendenti comunali sotto accusa per disastro colposo, Claudio Bacicalupi, dirigente del settore Urbanistica e Cesare Marchetti, all’epoca dei fatti impiegato nel medesimo settore.

«Il crollo del 2008 poteva essere evitato?»

Questa la domanda diretta del pm Dello Iacono al consulente Morelli, al termine di una lunga deposizione, costellata di dati tecnici precisi, in cui è stata ricostruita al storia delle concessioni, gli abusi e i condoni relativi al Politeama. «Sì - ha risposto l’ingegner Morelli - Era sufficiente che gli uffici comunali quattro anni prima del crollo, di fronte alla richiesta della Caprice di non demolire le opere abusive costruite nell’edificio, avessero fatto delle indagini approfondite. Già all’epoca, così, si sarebbe evidenziata, infatti, la necessità di rafforzare i pilastri. Non solo. È chiaro che allora si poteva anche ripristinare il vecchio tetto, sostituendo, e demolendo la copertura in cemento armato, con una più leggera».

«Gli uffici comunali hanno agito con superficialità». Al centro della deposizione dell’ingegnere Morelli è finita l’istruttoria dell’ingegner Cesare Marchetti del febbraio 2004 a cui ha fatto seguito la determina firmata dal dirigente Claudio Bacicalupi. In sostanza si tratta del provvedimento relativo alla richiesta di indemolibilità delle opere abusive che la Caprice il 4 febbraio 2004 presenta al Comune. Provvedimento per cui poi i due dipendenti comunali sono stati coinvolti nel processo con l’accusa di disastro colposo (art.449 del codice penale).

«La Caprice - ha spiegato l’ingegner Morelli - ha allegato alla richiesta una relazione tecnica dell’architetto Martelli che, a mio parere è falsa. O meglio non è veritiera quando parla dei numeri relativi all’espansione realizzata nel Politeama. Ad esempio Martelli parla di un innalzamento del colmo (il famoso sottotetto) di 30 centimetri mentre nel verbale dei vigili del 1994, quello per cui ci fu la sospensione dei lavori e il primo processo per abuso edilizio, venne stimato in un metro e mezzo».

Secondo Morelli quindi: «Il Comune non ha fatto alcun accertamento, l’istruttoria dell’ingegner Marchetti è carente sotto questo punto di vista. È stata presa per buona la relazione di Martelli, senza ulteriori verifiche».

«Nessun adeguamento sismico». «Avendo fatto una sopraelevazione di un metro e mezzo sul tetto - ha aggiunto Morelli - nell’edificio doveva esserci, per legge, un adeguamento sismico che non è mai stato fatto».

«Il tetto in cemento armato poteva essere demolito». L’ingegner Morelli ha toccato un altro nervo scoperto della vicenda Politeama, quei lavori nel sottotetto, con sopraelevazione e frazionamento in unità abitative, finita nel mirino per il sovraccarico che sarebbe poi stato inflitto ai pilastri. «Il ripristino della situazione originale era possibile - spiega - La demolizione delle opere abusive non avrebbe compromesso la staticità, del resto il tetto vecchio era già stato sostituito in precedenza. Si poteva demolire un’altra volta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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