La manifestazione
«Bacicalupi e Marchetti non fecero la sanatoria»
CARRARA. «Non ci fu da parte dei tecnici comunali alcuna sanatoria sugli abusi del Politeama». A dirlo sono i legali della difesa (Luca Pietrini e Paolo Barsotti), secondo cui i dipendenti comunali...
CARRARA. «Non ci fu da parte dei tecnici comunali alcuna sanatoria sugli abusi del Politeama».
A dirlo sono i legali della difesa (Luca Pietrini e Paolo Barsotti), secondo cui i dipendenti comunali finiti sotto processo, si limitarono a fare un semplice procedimento sanzionatorio (la multa inflitta alla Caprice fu di 24mila euro), la cosiddetta fiscalizzazione dell’immobile.
E l’indemolibilità richiesta era relativa a 80 metri quadrati della superficie totale del tetto: il resto della superficie, sempre secondo quanto messo in evidenza dalla difesa, era già stato sanato con la variante del 1991. Proprio quella che ieri è finita nel mirino del giudice a seguito della deposizione del consulente della Procura.
«Nessuna sanatoria sugli abusi». I legali del dirigente dell’urbanistica Claudio Bacicalupi e dell’ingegner Cesare Marchetti (impiegato nello stesso settore all’epoca dei fatti) parlano chiaro.
«La domanda della Caprice si riferiva alle opere abusive contestate nel verbale dei vigili del 1994 ma, di fatto - ha messo in luce l’avvocato Luca Pietrini che difende l’ingegner Marchetti - quasi tutta la superficie del tetto era stata sanata con la variante del 1991. Restavano 80 metri quadrati, nella parte finale del tetto, che vennero regolarmente sanzionati e dichiarati irregolari».
Quindi nessuna “riduzione d’ufficio” di cui ha parlato il consulente della Procura, ma la mera applicazione del procedimento sanzionatorio.
Milanta (parte civile): allora bisognava demolire il resto. Uno dei legali delle parti civili (che in questo processo sono dieci) ha contestato la linea difensiva. L’avvocato Andrea Milanta, della Ibi immobiliare di Iacopini, ha infatti sottolineato che, se davvero la parte delle opere abusive del Politeama per cui è stata chiesta e concessa l’indemolibilità era relativa solo ad un’ottantina di metri quadrati, allora il Comune avrebbe dovuto provvedere alla demolizione di tutto il resto.
Un azzeramento degli abusi che, adesso, ha evidenziato il consulente Morelli sarebbe infattibile: «L’edificio ormai è stato compromesso dalle lesioni, sarebbe impossibile procedere adesso ad un’opera di demolizione».
(a.viv.)
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