La protesta
Processo Politeama, relazione choc del consulente della Procura
Secondo l'esperto «il crollo del 2008 poteva essere evitato, gli abusi erano da demolire»
«Il crollo del 2008 all’interno del Politeama poteva essere evitato. Gli uffici comunali dovevano fare le verifiche necessarie prima di accogliere la richiesta di indemolibilità avanzata dalla proprietà, la Caprice srl. Non solo, le opere abusive, e la copertura in cemento armato del sottotetto allora avrebbero potuto essere demolite per ripristinare le condizioni originarie dell’edificio».
È una dichiarazione choc quella del consulente della Procura, ingegner Morello Morelli, nella maxi udienza del processo Politeama. L’attenzione si è concentrata sul ruolo dei due dipendenti comunali (il dirigente dell’urbanistica, Claudio Bacicalupi e l’ingegner Cesare MArchetti, impiegato all’epoca dei fatti nel medesimo settore) sotto accusa per disastro colposo. Gli altri imputati, lo ricordiamo sono il commercialista Ugo Tolaini, la moglie Nella Pasquini e l’amministratrice Maria Teresa Tongiani della Caprice srl.
I dipendenti comunali nel 2004 firmarono l’istruttoria e la determina in cui venne accolta la richiesta di indemolibilità delle opere abusive realizzate nell’edificio storico. Sanzionando (con una multa di 24mila euro) solo una minima parte di esse, pari a 80 metri quadrati. Per la difesa era questo l’oggetto del procedimento avanzato dalla Caprice. Secondo l’accusa si trattava di una richiesta complessiva, relativa all’innalzamento del tetto. Per l’avvocato Andrea Milanta della Ibi immobiliare, una delle dieci parti civili costituite in questo processo, , allora il resto delle opere avrebbero comunque essere state demolite, cosa che il Comune però non fece.
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