Sicurezza
Costretta a fare la lucciola Arrestato il suo aguzzino
La romena erara stata invitata in Italia da un amico per fare la badante L’uomo l’ha prima picchiata e poi l’ha mandata sul marciapiede
MASSA. Anbeta era arrivata in Italia tre anni fa. Aveva 22 anni e voleva fare una vita più dignitosa di quella che le offriva il paese dove era nata: la Romania. Anche perché le era nata una bambina da pochi mesi e servivano dei soldi per poterla mantenere. Così quando un suo amico l’ha invitata a Perugia per fare la badante, a una donna anziana che era in grado di darle più di mille euro al mese, non le è sembrato vero: ha messo le poche cose che aveva in valigia, ha dato un bacione alla figlia ed è partita. Ma quello che credeva un amico in realtà sarebbe diventato il suo aguzzino. L’uomo che l’avrebbe costretta, fino a poche sere fa, a vendere il suo corpo. Per fare lui la bella vita. Invece della bella vita il quarantenne romeno ora farà un po’ di carcere, visto che i carabinieri sono andati a prenderlo e gli hanno stretto le manette ai polsi.
Ma per arrivare a questo lieto fine Anbeta ha sofferto per tre anni. Prima a Perugia, poi a Marina di Pisa e infine a Marina di Massa. Lo sfruttatore getta subito la maschera. Le dice che i soldi da badante non bastano, che deve darsi da fare. Prima chiedendole di essere carina con i clienti delle discoteche umbre, poi con gli automobilisti del nostro litorale (dall’estate 2010). Una vita d’inferno, fatta di lacrime e tante umiliazioni. Perfino le punizioni corporali, con cinghiate, calci e pugni. Una bestia, sia lui sia il suo degno compare. E quando picchiarla non serviva a convincerla a prostituirsi ecco le minacce alla bimba. E così Anbeta si infilava il suo solito vestitino, indossava le sue solite scarpette tacco 14 e sorrideva agli sconosciuti. In cambio di cinquanta euro che nemmeno vedeva.
Fino a che non ha incontrato i carabinieri del radiomobile. I militari hanno inquadrato questa ragazzona alta più di un metro e ottanta e l’hanno avvicinata. Lei ha visto le divise e si è sfogata raccontando il suo inferno. Così è partita un’indagine fatta di appostamenti e telefonate a ogni ora del giorno e della notte per assicurarsi che stesse bene. Poi il blitz che ha portato all’arresto, proprio mentre l’aguzzino la stava strattonando per prenderle l’incasso della serata dalla borsetta. Lei mentre guardava i carabinieri portarlo via ha sorriso e ha detto quasi a scherno: «Riusciva a fare il violento con me solo perché non sapevo come difendermi». L’incubo per Anbeta è finito.
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