Sicurezza
Il Demanio vuole “incamerare” i bagni
MASSA. L’Agenzia del Demanio vuole prendersi i bagni. In queste settimane il Demanio sta inviando ai Comuni una circolare in cui comunica, in sostanza, la volontà di “incamerare” (questo è il...
MASSA. L’Agenzia del Demanio vuole prendersi i bagni. In queste settimane il Demanio sta inviando ai Comuni una circolare in cui comunica, in sostanza, la volontà di “incamerare” (questo è il termine tecnico) il prima possibile tutte quelle strutture costruite in spiaggia, e considerate di difficile rimozione. Parliamo di locali, cabine, piscine degli stabilimenti balneari che - allo scadere delle concessioni nel 2015 - potrebbero finire in pasto allo Stato. Oppure, è la precisazione dell'Agenzia, venir demolite. Difficile, però, capire quali opere siano oggi definite di rimozione facile o difficile. Il concetto stesso di “inamovibilità” di un’opera realizzata su terreno demaniale, che comporta l'incameramento da parte dello Stato allo scadere della concessione, è ancora oggi ambigua. Da quel che appare, però, l’Agenzia del Demanio vuole fare in fretta a definire questi principi e a procedere all’incameramento.ca "sospetta". La circolare è di poco più di 10 giorni fa. La bozza del decreto sulle spiagge, che i balneari ancora attendono di conoscere, dovrebbe per l’appunto superare il concetto di facile o difficile rimozione. Imponendo un rinvio della questione degli incameramenti di una quindicina d'anni, quando il nuovo sistema per l'affidamento delle spiagge andrà a regime. Facendo diventare i bagni di proprietà dello Stato solo dal 2024 in poi. Ma quella bozza è, per l'appunto, una bozza: prima che diventi legge passeranno mesi. Così pare che il Demanio voglia, appunto, sorpassare la questione, e assicurare così alle casse pubbliche un’acquisizione di discreto valore.
L'Agenzia ha poi stilato uno schema per gli incameramenti che si basi su una vera e propria commissione, composta dai rappresentanti di Demanio, Provveditorato opere marittime, Capitaneria di porto e Comune. Il concessionario, bontà sua, parteciperà ai lavori. E sarà proprio questa commissione a decidere le sorti della struttura. Se l'opera, definita "inamovibile", viene incamerata, scatta la procedura che porta il bene dritto allo Stato. Altrimenti, si spiega nella circolare, dopo il parere negativo della commissione il Comune è chiamato a ordinare «la messa in pristino stato dell'area demaniale». E cioè a demolire la costruzione.(m.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
