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Assindustria: è il Comune ad agire in modo anomalo

Assindustria: è il Comune ad agire in modo anomalo

Pianeta cave e “giusto canone”: «Solo qui si è introdotto il valore unitario medio con discrezionalità, l’arbitrato non è certo un’autodeterminazione del canone»

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CARRARA. «I giusti canoni e i veri problemi del marmo»: è il titolo di una articolata riflessione di Assindustria.

«Da alcuni mesi, tutti gli eventi che riguardano il settore marmo (legge regionale, strada dei marmi, determinazione canoni concessori, andamento esportazioni,...) sono accompagnati da una lettura frettolosa e sprezzante di un tema oggettivamente complesso come il "giusto canone" per le concessioni delle cave. E proprio perché è un tema di grande interesse per tutta la comunità, si dovrebbero lasciare da parte i pregiudizi per sforzarsi di scandagliarlo attentamente, guardando anche cave di altre regioni o ad altri settori». Osserva l’Associazione industriali: «Di norma i contratti di concessione (spazi banchi ambulanti, banchine, spiagge, cave inerti, trasmissioni tv..) prevedono canoni riferiti a "parametri fisici": la superficie delle aree, le quantità prodotte (tonnellate, metri cubi), la banda delle frequenze. Nel caso, già meno frequente, dei canoni legati a "valori" (autostrade, utilities, estrazione petrolio, ...), per la quantificazione del prezzo si ricorre o al metodo price-cup (costi di produzione più una certa percentuale … ) o direttamente ai ricavi identificati dal fatturato. Il Comune di Carrara (unico in Toscana!) ha optato per un criterio diverso indicando genericamente i valori unitari medi della produzione (dove invece la Regione fa riferimento al più circostanziato valore di vendita). Dal momento che questi sono, come è evidente, soggetti a forti oscillazioni (qualità e forma dei materiali, gioco della domanda e dell'offerta...) il regolamento prevede che siano stimati a tavolino dagli uffici comunali ogni due anni (e anche qui, anomalia tutta locale, non c'è contratto di concessione che, a fronte di piani di investimento i cui orizzonti temporali sono mediamente decennali, preveda possibilità di revisioni tariffarie ad intervalli così ristretti)». Aggiunge Assindustria: «Ora, è così insensato pensare che gli uffici comunali, nell'uso di questa ampia discrezionalità (il regolamento niente dice sui dati da utilizzare per le stime: listini, indagini di mercato, fatture, osservatori) possano sbagliare? Confrontando i canoni applicati alle singole cave per 2012-2013 molti addetti ai lavori hanno avuto la netta impressione che casi uguali siano stati trattati in modo sensibilmente diverso. E come possono tutelarsi, i concessionari di fronte a questi (sempre possibili) errori? L'arbitrato (che non è affatto autodeterminazione del canone) ha in sé tutte le caratteristiche per stabilire il giusto valore sul quale applicare esattamente quanto stabilito dal regolamento. Se i valori stimati dal Comune risulteranno inadeguati, gli arbitri stabiliranno in modo super partes quanto dovuto dal concessionario. Questo è esattamente ciò che è giusto e che tutti vogliamo, o sbagliamo?».

E ancora: «E' stato osservato che il Comune avrebbe abdicato a stabilire direttamente il canone dovuto e in questo modo avrebbe fatto un grosso regalo ai concessionari. A priori potrebbe essere esattamente l'opposto, ovvero che il Comune applica canoni superiori a quelli rapportati agli effettivi valori di mercato; questo, per esempio, è certamente il caso delle scaglie sulle quali a Carrara si pagano canoni da tre a dieci volte superiori a quelli del resto della Toscana (anche qui c'è forse fumus di danno erariale?). In ogni caso non dobbiamo dimenticare che, quando ci sono investimenti con piani industriali complessi ed ingenti immobilizzazioni, un contratto di concessione che stabilisce a priori un canone rivedibile unilateralmente ogni due anni e riferito ad un valore teorico determinato con ampia discrezionalità non è un giusto contratto. Oggi i canoni concessori nel comune di Carrara sono decisamente tra i più elevati, se non i più elevati, d'Italia; siamo sicuri che siano questi i veri problemi del settore?», conclude Assindustria.

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La nostra inchiesta sui temi del marmo - dai canoni ai beni estimati, dal nodo delle concessioni non ancora rilasciate ai vari aspetti sollevati dall'annuncio di un possibile intervento della commissione antimafia - non ha avuto alcun tono sprezzante: si tratta di temi che interessano tutta la comunità e che quindi abbiamo seguito e continueremo a seguire con grande attenzione.(m.b.)

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